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Un uomo che ti cambia la vita. capitolo 1
Data: 16/05/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fedex2019, Fonte: Annunci69
... Aspen, del Colorado e dello sci! Fino a quando?” “Fino a quando, cosa?” “Fino a quando farai finta di non capire?” “Jacopo, sono quasi le 15, tra poco ho il seminario…magari un’altra volta. Mi accompagni all’ascensore?”. Non parla, è livido di rabbia. Io mi incammino celermente verso l’ascensore, quasi seminandolo. Lui lentamente mi raggiunge. Entro nell’ascensore con le porte scorrevoli automatiche, lui si para davanti a me, alto, bello, lo sguardo fiero puntato su di me, restando fuori. “Ciao Jacopo, alla prossima!” L’indice sulla pulsantiera, sul numero tre. Le porte si chiudono e lui, prontamente mette un piede tra di loro. Le porte si riaprono, di nuovo lui davanti a me. “Fino a quando farai finta di non capire?” “Mi lasci andare per favore? Sono in ritardo!”. Di nuovo l’indice sulla pulsantiera, sul numero tre. Le porte si richiudono e lui e lui di nuovo le fa riaprire mettendo un piede tra di loro. “Rispondi, cazzo!”. “Lasciami in pace!”. Ancora una volta tento di far partire l’ascensore, ma lui me lo impedisce ancora una volta mettendo un piede tra le porte. È furente. Uno di fronte all’altro, lui provocante con aria di sfida, io voglio chiudere le porte dell’ascensore, per non sentirmi giudicato per non dovermi giudicare, per chiudere ogni forma di linguaggio con lui. “Ti comporti con me come quest’ascensore: apri e chiudi le porte verso di me, a tuo piacimento….apri e chiudi, apri e chiudi ancora. Appari e scompari. Io sono ...
... fuori e non mi fai entrare.” Ciò detto, toglie il piede dalla soglia dell’ascensore, si volta, vedo le sue ampie spalle allontanarsi. Io, da solo sull’ascensore, vedo le porte richiudersi, l’ascensore procede verso il terzo piano, dove si tiene il seminario. Non è vero che non voglio sentirmi giudicato da lui, non è vero che non voglio che invada la mia intimità, non è vero che lo detesto. Volevo che entrasse nell’ascensore con me, che si richiudessero le porte per potergli dire: “Non faccio più finta di non capire. Ho capito! Ho capito che ti amo!”. È vero che la codardia può essere un antidoto alla rovina ma il suo eccesso può essere l’inizio della rovina. Il giorno dopo, fuggii nella nostra casa di campagna in Val d’Orcia. Avevo un ottimo alibi: stare da solo per completare una pubblicazione che la casa editrice mi sollecitava da tempo. Avevo bisogno di solitudine e di bellezza e quella casa poteva garantirmi entrambi. È una villa di campagna cinquecentesca, con un meraviglioso loggiato affrescato che si affaccia sulle colline senesi costellate di cipressi, un piacevole uliveto e un vigneto non molto esteso ma che produce un ottimo vino rosso. Appartiene alla mia famiglia da secoli e da sempre rappresenta per me un asilo dove trovare conforto e serenità. Mi tuffai nel lavoro con una tale operosità che in breve recuperai il tempo perduto. Completata la pubblicazione, ero pronto per tornare in città. Decisi però di prendermi ancora un giorno per ...