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002 tutto su mia madre - [ hungarian rhapsody ]
Data: 03/05/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
... in quegli attimi restasse ancora su di me, io gli accarezzavo la nuca. Poi venne il silenzioso insufflaggio urinario, inesorabile, e in breve tempo quella pratica post coito divenne per noi un docile rituale, con il quale egli vuotava del tutto il suo ventre, gonfiandone il mio. Si riprendeva dopo un quarto d'ora, e il culetto geloso di ogni sua sostanza, mi squittiva dopo la fuoriuscita di quel vigoroso maglio di carne. Balzava in piedi con l’agilità di un satiro prodigioso mentre come acque sorgive i liquidi di papà dilagavano sul mio lenzuolo bianco. Mi disse "va a lavarti il culo, piccolo". “Piccolo”. La prima parola d'affetto udita da mio padre. Forse fu quello il momento in cui mi persuasi che per mio padre fossi qualcosa di più di un miserabile cesso. Quella sera me ne innamorai. Da quella notte presi a scopare con lui quattro volte al giorno, mentre mia madre gli teneva il broncio cercando di occuparsi in prima persona di concludere i contratti di fornitura del suo fosforo bianco con il ministero della difesa americano. Più mi chiavava papà, e più bruciavo di passione sotto di lui. Com'era bello sentirlo tutto sudato su di me. Dentro di me mio padre si incuneava in sessioni stupefacenti. In principio dunque fu con papà che mi iniziai ai piaceri anali e divennero negli anni lo scopo della mia vita. In quegli anni, nulla per me era così strettamente legato alla mia sopravvivenza su questa terra come lo svangapassere di mio padre. Urlavo di ...
... piacere, e di dolore, fino a mettere d’imbarazzo gli stessi domestici di casa. Ma non mi importava un bel nulla di nulla. E nemmeno quando mi chiavò in piscina mi importò di nulla, quando sotto gli occhi disgustati dei domestici io me ne stavo aggrappato al cordolo lasciandomi sturare da papà con forte decisione. In essi – i domestici - io suscitai una sentita ripugnanza nel vedere me dispiegare nell'acqua i torbidi fluenti del mio intestino, e godere alacremente e senza posa di una finalmente raggiunta libertà anale. Ammetto che il mio sollazzo fosse spesso sopra le righe, non facendomi alcun riguardo circa le modalità con cui lo manifestavo, salvo magari nelle pause in cui restavo senza cazzo, allora sì che in quei momenti venivo assalito dal rimorso e dal pudore. Quando mio padre era via, io mi annoiavo molto in quella grande casa. Abbassavo gli occhi davanti alla servitù e trascorrevo molto tempo al piano di sotto con la vecchia lavandaia di famiglia, Edina, grassa massaia ungherese che mi preparava degli impacchi emollienti per il deretano. Avevo con lei un clandestino rapporto di confidenza e la donna non vedeva affatto di buon occhio quanto accadeva nella nostra grande casa. Era amorevole con me ma severa nel giudizio. Per lei ero docile vittima dell’educazione di due invertiti, e per questo li biasimava. Fu lei a convincermi che tanta scelleratezza e tanto entusiasmo da parte mia nel manifestare la mia goduria rettale mutata in “amore” per mio padre, ...