1. 002 tutto su mia madre - [ hungarian rhapsody ]


    Data: 03/05/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69

    ... fasciato in abito scuro, con cui scorreggiava sovente nelle pause in terrazzo tra una portata e l’altra.
    
    Mia madre tentò in tutti i modi di persuadere il diplomatico americano affinché si lasciasse tirare una pugnetta da me dopo il dessert. Ma il tale non ne voleva sapere di corruzioni carnali a matrice omosessuale, ritenendo più sessualmente appetibile la mia genitrice madre, che dovette assoggettarvisi alla fine di lunghe trattative pur di concludere il contratto sulle forniture belliche.
    
    Mia madre era letteralmente spaventata dal rischio del comunismo e si decise di appartarsi in camera da letto col ministro, disponendo a che io dessi una mano ai domestici nello sbaraccare tavola.
    
    Uscì un’ora dopo dalla camera da letto, stravolta, nervosa come non mai, disgustata, ma il diplomatico aveva firmato.
    
    Quando papà fece ritorno a casa, intrattenne una conversazione piuttosto concitata con mamà, che lo mise difronte al fatto compiuto. Il Napalm-B era ormai un affare di famiglia.
    
    Litigarono fino a notte fonda ed udii schiaffi a tutt’andare al di là del tramezzo che divideva la mia dalla loro stanza da letto.
    
    Mio padre odiava mia madre. Lo faceva star male, una donna superba che agognava ogni ricchezza, e tuttavia infelice. E se la sua felicità chiedeva per diritto il prezzo di morti spaventose da fosforo bianco in Indocina, per lei pazienza, tutto questo non contava un bel nulla al cospetto della sua vanità e della sua onnipotenza.
    
    Mia madre bramava un posto ...
    ... in prima fila nel palcoscenico della sua vita.
    
    Poi nessun rumore. Silenzio. Poi un boato e il risucchio d’aria. Mio padre spalancò la porta della mia stanza, si grattava le mani, era su tutte le furie, gli occhi in fiamme e avrebbe voluto strozzare mia madre… ma ….
    
    Ma invece mi saltò addosso, mi svestì disumanamente, ed io, discinta sabina del bosco nel rapimento brutale, mimai una fuga mendace tra i panneggi dell’alcova filiale. Dopo il pompino nel giorno del mio diciottesimo anno a mio padre sul panfilo ebbi ciò che già da qualche tempo agognavo, io, desnuda primigenia, lasciai che Lui, il mio uomo, strappasse via il pigiama e le mutandine, che stringesse le mie natiche, che me le percuotesse, per poi voltarmi sotto di lui, ad obbligarmi ad aprire le mie cosce, per scoparmi davvero. Fottutamente.
    
    Lo accolsi nel mio ventre nella posa del missionario e nonostante mi scopò duramente, nonostante i miei sommessi singhiozzi e lacrime di dolore, placai la sua rabbia lasciando che sul mio collo sfogasse improperi indicibili all'indirizzo di mia madre.
    
    Ed io? Povera me. Io a gambe completamente aperte incassavo i colpi di reni e le molestie verbali. Mi consolai nella consapevolezza che tutto questo era contro mia madre, e che in nulla, proprio in nulla, potevo centrarci io.
    
    Si calmò dopo l'inseminata del mio retto e rimase nel mio budello fin quasi ad addormentarsi su di me.
    
    Era sfinito. Respirava contro il cuscino mentre restava sopra di me ansimante, e nonostante ...
«1...345...13»