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Alla regina di troia
Data: 30/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
... volevo fare un saluto al mio caro amico Minosse…” “E’ vero che la moglie è una gran baldracca?”, lo interruppe un giovanottello brufoloso e con i denti mezzo marci. “Chiamarla baldracca significa farle un complimento.”, fece Ercole, bevendo ancora un sorso di piscio babilonese. “Quella notte, - riprese, dopo essersi pulito la bocca col dorso della mano – quella bagascia di Pasifae venne nella camera dove stavo dormendo, mi si infilò nel letto tutta nuda e pretendeva che la scopassi. Io le dissi che poteva scordarselo, che non avrei ficcato il cazzo nello stesso buco dove aveva sborrato un toro. Tutt’al più potevo ficcarglielo nel culo, se voleva. Al che, quella baldracca mi fece prendere, legare e mi gettarono nella grotta del Minotauro. Mi lasciarono lì e se ne andarono. Dopo un po’ arrivò il mostro.” “E’ vero che c’ha la testa da toro” “E non solo quella… - confermò Ercole con tono cupo – Insomma, arriva, mi guarda, si frega le mani e dice tutto allegro: ‘Ma chi abbiamo qui? Toh, Ercolino che è venuto a farci visita.’ Ridacchia con la bocca tutta bavosa poi mi fa: ‘Sai che ti dico? Che sei fortunato, perché mi sono appena fatto una scorpacciata di ragazzine… Ma sai, a me dopo aver mangiato, mi viene sempre un certo languorino all’uccello… eh, eh, eh… e tu mi capiti proprio a puntino.’ E così, mi ha preso con le sue zampone, mi ha messo a pecorina e me l’ha ficcato tutto dentro, ché gli era venuto duro solo all’idea…. Mi ha ridotto il culo peggio di una ...
... figa di vacca… Ho cagato sborra per tre giorni. E meno male che dopo se n’è andato a dormire, così piano piano mi sono slegato e sono scappato via.” “E basta con queste sconcezze! – intervenne Ecuba, brandendo una ramazza – E dove credete di essere? Sciò, sciò, andatevene via, ché mi scandalizzate i clienti per bene.” “I clienti per bene? – sghignazzò Argante? - Ma se ci siamo solo noi!” “Verranno, se voi vi toglierete dalle palle. Su, su, andate a smaltire da qualche altra parte la vostra sbornia.” E facendo atto di dar loro addosso con la ramazza, in quattro e quattr’otto la vecchia Ecuba sgomberò il locale. Il gruppetto si disperse, mentre Ercole tornava a sedersi sullo sgabello davanti alla taverna, in attesa di qualche altro gonzo, che gli offrisse un boccale di quella schifosa birra babilonese o una scodella di zampe di gallina. *** Era scesa ormai la notte e gli ultimi clienti erano andati via, quando Ecuba si affacciò alla porta della taverna. “Vattene a dormire, ubriacone! - disse ad Ercole, togliendogli letteralmente lo sgabello da sotto il sedere – E’ ora di chiudere.”, e rientrò in casa, serrando la porta. Ercole si rialzò da terra e, soffocando a stento l’impulso di sfondare la porta, si spolverò il retro della tunichetta unta e strappata e si avviò verso la capanna in cui abitava. Le strade erano strette, buie, irte di ostacoli e lastricate di immondizia di ogni tipo, rifiuti ed escrementi umani e animali. Erano già difficili da ...