1. Alla regina di troia


    Data: 30/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69

    [NOTA: il seguente racconto presenta situazioni oscene in gran quantità e linguaggio triviale. Se ne sconsiglia pertanto la lettura a quanti presumano di poterne
    
    rimanere turbati o scandalizzati. Chiunque decida diversamente, lo farà a suo intero rischio e pericolo. Grazie.]
    
    Seduto su uno sgabello fuori dalla porta della taverna ALLA REGINA DI TROIA, Ercole ordinò un altro boccale di birra. Fece un smorfia, quando la vecchia Ecuba gliela portò:
    
    “Puah, che schifezza! – mugugnò mezzo ubriaco – possibile che non avete niente di meglio in questo schifo di taverna!”
    
    “Se non ti piace la mia birra, paga e vattene fuori dalle palle!”, ribatté acidamente la vecchia Ecuba.
    
    “Ma lo sai con chi stai parlando?” si inalberò Ercole.
    
    “Chi sei tu non lo so e non lo voglio sapere, ma io sono la regina di Troia e…”
    
    “Ex regina.”, precisò Ercole.
    
    La vecchia sbuffò e si rintanò nelle tenebre fumose della sua taverna, dove il sole non riusciva a penetrare neanche a mezzogiorno.
    
    Ecuba era stata davvero regina di Troia ai bei tempi della sua giovinezza, quando re Priamo spasimava per lei, tanto che le aveva fatto fare ben quattordici figli! Ma poi era giunta la rovina: quel disgraziato di Paride si era portato a casa la moglie di Menelao e ne era seguita una guerra disastrosa. Lei stessa era finita schiava di Ulisse, dopo la caduta di Troia, ma aveva fatto tanto di quel casino sulla nave, che al primo scalo l’avevano spedita a terra con un calcio nel sedere. E le era andata ...
    ... anche bene, visto che parecchi non ne potevano più e volevano sbudellarla in mare per darla in pasto ai pescecani. Una volta libera, si era stabilita in questo villaggio del Chersoneso, dove aveva aperto una taverna: ALLA REGINA DI TROIA, appunto.
    
    “Tutti i miei figli mi hanno ammazzato…”, risuonò dall’interno la sua voce lamentosa.
    
    “Peccato che non t’hanno ammazzato pure a te!”, mugugnò Ercole, ingollando un altro sorso di quella schifosa birra babilonese.
    
    Anche lui, comunque, non è che fosse messo molto meglio: giunto ormai ad una certa età, nessuno più si interessava a lui, tenuto in vita solo dal ricordo delle antiche imprese, che cercava di raccontare in giro in cambio di un boccale di birra e una scodella di zampe di gallina. Comunque, era ancora un bell’uomo e se si fosse dato una ripulita, avrebbe ancora fatto la sua porca figura.
    
    Un gruppo di giovinastri chiassosi, sbucò da un angolo della strada e vociando entrarono nella taverna. Si sedettero ad un lungo tavolo.
    
    “Mamma Ecuba, portaci da bere! Birra per tutti.”, ordinò il capoccia, un tipo sui vent’anni, alto e ben piazzato, i cui muscoli erano a stento contenuti nella lisa tunichetta, che gli arrivava appena sotto l’inguine.
    
    E siccome non portava le mutande, come la maggior parte dei coatti di allora,
    
    che le consideravano roba da fighetti, sedendosi scodellò all’aria tutta la sua mercanzia. Mercanzia di ottima qualità, bisogna dirlo, e di cui lui andava giustamente fiero. Mostrando di non badare ...
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