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Beatrice
Data: 22/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: RUN LIKE HELL, Fonte: EroticiRacconti
... larghi, corti pantaloncini, larga camicia su solita enorme, scollata, provocante canottiera. Arrivammo a Bolzano, sbrigammo le faccende. Sulla via del ritorno, appena entrati in autostrada Beatrice mi chiese di fermarmi subito dopo al primo autogrill, quindi si sfilò la camicia. (come già detto, era più nuda con la canottiera che senza). Per me era ok, anche perché avrei fatto rifornimento. Arrivati sul piazzale fummo costretti a parcheggiare sul piazzale riservato ai camion, considerato che quello per le auto era stracolmo. Lei scese dall’auto e io feci per porgerle la camicia. Figuriamoci, non la degnò neanche di uno sguardo e prese a camminare verso il bar con fare altezzoso e provocante, sapendo di essere sotto gli occhi di almeno tre o quattro camionisti che, immagino, se la sarebbero scopata subito a sangue sul sedile del loro mezzo o sulla parete dei bagni dell’autogrill. E lei lo sapeva. Lei lo sentiva. Lei sapeva che io lo stavo pensando. A quel punto, per incanto, io ripresi appieno il controllo della situazione. Stava provocandomi, ne avrebbe subite le conseguenze. Tornammo finalmente in macchina, lei spudorata tirò fuori il capo dal finestrino per salutare giocosa l’addetto ai distributori. Fatto un paio di chilometri le dissi che Monica mi aveva detto della loro pomiciata e che avrebbero trascorso la notte insieme. Non batté ciglio. Le chiesi se Monica le aveva già detto delle sue (nostre) molteplici esperienze sessuali. Qui mi sembrò di ...
... scorgere in lei un lievissimo turbamento, ma rimase ancora in silenzio. Era seduta a gambe larghe, i pantaloncini tanto ampi che ci avrei potuto infilare la testa. Continuando a guidare però la testa non potevo distoglierla dalla strada e allora la mia mano destra si posò leggera sulla sua coscia, lei immobile, piano risalii verso l’inguine, lei sempre ferma, fino a raggiungere la sua fighetta, aveva una fighetta, le labbra dure ma accoglienti, non portava gli slip. Le mie dita si infilarono delicatamente nella fessura, era bagnata, al contatto le sfuggì un gemito di piacere; rallentai, acuii i sensi e l’attenzione e continuai piano piano a carezzarla; capii subito quale movimento le fosse più gradito, fui paziente, lei quasi scivolava per terra, le gambe oscenamente spalancate, la bocca che sembrava anelare ad un'altra bocca o addirittura, immaginai, al mio cazzo duro e voglioso. Per un attimo fui tentato di entrare nella prima piazzola di sosta e infilarglielo fino alla gola, ma fu solo un attimo e decisi di no. Sapevo che a breve avrebbe goduto, la mia mano rallentò, poi si fermò un attimo, poi riprese, poi rallentò e contemporaneamente le dissi che Monica a sera le avrebbe fatto la stessa cosa, anzi di più le avrebbe leccato la figa fino a farla morire, poi avrebbe infilato la sua lingua nel prezioso suo buchetto fra le natiche per succhiarle poi la lingua giusto nel momento in cui avrebbe goduto. Furono le mie dita, forse l’immagine di Monica, forse entrambe e Beatrice ...