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Storia di una mignotta
Data: 22/09/2023, Categorie: pulp, Autore: pink_, Fonte: EroticiRacconti
... che se solo lo avesse rovesciato sul mio corpo avrei fatto una fine molto peggiore di quel povero disgraziato. «Lascia perde quaa zoccola!». Gli disse uno dei suoi compari, lui si voltò a guardarlo e quello fu il mio momento. Dalla vestaglia tirai fuori il coltellaccio e glielo rigai sul collo, lasciandone uscire un velo denso di sangue. Sembrò fermarsi il tempo, in un gesto che aveva sorpreso tutti, compresa me, che lo guardai accasciarsi a terra. Quello con la tavola fu il primo a reagire, la alzò per colpirmi e io, sciolta dalla paura, gli lanciai il coltello contro, lo vidi roteare nel buio fino a centrarlo in mezzo agli occhi. Per il terzo non avevo più niente e in un attimo mi fu addosso. Mi spinse a terra, le mani attorno al collo, a stringerlo forte mente provavo a dimenarmi, ormai nuda e impotente, neanche il candore del mio corpo riusciva a placarlo. «’sta mignotta!» disse ringhiando, stringendomi via l’aria dalla gola e la luce dagli occhi. Mi sentii mancare, guardavo la sua faccia, non sembrava neanche più un uomo, il cielo scuro dietro di lui, un pezzetto di luna, sempre più piccola e lontana. D’un tratto pensai al mio paese, agli esercizi di portamento con il libro in testa, alla festa della Beata Vergine, al cinema parrocchiale… i volti di mio padre e mia madre… i loro sorrisi… poi la prima volta che vidi Roma, dal treno… quanto era bella Roma… quanto era grande… Roma… sentii di colpo un rumore lontano, un ...
... tonfo secco, come di campana sorda, che sembrava l’ultimo della mia vita. Le mani sul collo allentarono la presa, l’uomo spalancò la bocca in una smorfia di dolore, poi cadde a terra, proprio accanto a me. Dietro di lui la donna più bella e più forte del mondo, la signora Firminia, sembrava una santa, col pigiama addosso e la zappa fra le mani, la stessa con cui faceva l’orto ogni mattina e che ora aveva usato per spaccare le corna del diavolo. Mi soccorse, mentre provavo a riprendere fiato, tra colpi di tosse e scariche di panico, mi aiutò a sedermi carezzandomi la testa «È tutto finito bimba mia, è tutto finito, adesso». Poco più in là, il mio giovanotto in mutande se ne stava piegato su quel poveretto disteso a terra, sembrava cercare qualcosa, forse un briciolo di vita. Provai ad alzarmi sulle ginocchia, avanzando fino a lì, con ancora la gola spezzata e le lacrime agli occhi. «È vivo?» chiesi con quel poco di voce rimasta. Lui non rispondeva, continuava a osservarlo, incuriosito, come se fosse un animale dissanguato sul ciglio della strada. Mi feci avanti, fino a guardarlo, quel volto ricoperto di sangue, gli occhi chiusi, la bocca aperta. Irriconoscibile eppure, non era la prima volta che lo vedevo. «Me pare uno famoso, questo qui!» disse il giovanotto. Uno famoso, certo, uno che tutti conoscevano, l’enigma del suo volto divenne sempre più chiaro, sapevo chi era, lo avevo addirittura visto, una volta, da lontano, mentre aspettavo in fila a ...