1. Storia di una mignotta


    Data: 22/09/2023, Categorie: pulp, Autore: pink_, Fonte: EroticiRacconti

    «Te la posso fa’ ‘na domanda?».
    
    «Ma certo amor, dimmi pure».
    
    «Ma com’è che te.. sì.. insomma..»
    
    Ecco, questa è una scena che si ripeteva davvero un’infinità di volte. Ce n’erano alcuni che avevano voglia di chiacchierare, prima di fare il resto, e a me faceva anche piacere, scambiare due parole come fossimo persone qualsiasi, amici intimi che si abbandonano alle confidenze nel vento fresco della sera.
    
    Poi però, chiacchierando di tutto e di niente, arrivava sempre il momento di quella domanda, si vedeva che ce l’avevano dentro a ribollire da qualche parte, se la rigiravano in testa fino a non poterne proprio più e allora, tra una forchettata e l’altra, la tiravano fuori, tenendo gli occhi sempre un po’ bassi.
    
    «..com’è che sei finita a fa’ ‘sto lavoro?».
    
    E non è che mi desse fastidio sentirmelo chiedere, ancora una volta, ma è che non sapevo mai come rispondere.
    
    Che quello mica è un lavoro che ti scegli, non c’è una scuola in cui te lo insegnano, è più una cosa che ti succede. Ti ritrovi a farlo e neanche sai più com’è successo.
    
    Cosa avrei dovuto raccontare? Di quando ero ragazzina e il parroco mi scelse per fare la parte della Beata Vergine alla festa del paese? Di quegli applausi che mi fecero, gridandomi che ero “proprit biela”?
    
    Bella, a ben pensarci, è proprio una parola strana, ma non saprei dire il perché.
    
    Così, quando me lo chiedevano, io facevo un grande sorriso, tiravo una grossa boccata di sigaretta e rispondevo sempre nello stesso ...
    ... modo.
    
    «’é una lunga storia».
    
    «Che poi non sei manco de Roma te, da dov’è che vieni?».
    
    Eccone un’altra, di domanda frequente, chiacchierando se ne accorgevano subito che non ero di quelle parti e a molti di loro piaceva, mi dicevano che il mio accento del nord mi dava un’aria da signora, da donna per bene e quindi ancora più eccitante, per fare certe cose.
    
    Così volevano sapere, mi chiedevano di dove ero e come ci ero finita, lì, a fare quel lavoro.
    
    La verità è che io, a Roma, ci ero arrivata per tutt’altro motivo, una cosa che fa ridere a ripensarci adesso ma ero giovane, e come tutte le ragazze giovani avevo un sogno, volevo fare l’attrice.
    
    Lo so, scappare da casa a vent’anni con appena cinquantamila lire in tasca e una valigia piena di vestiti è proprio da pazzi, ma all’epoca chi ci pensava?
    
    Sembrava tutto così semplice, al paese continuavano a dirmi che ero bella, troppo bella per restare lì, che una come me l’avrebbero presa subito!
    
    Loro ridevano ma io iniziai a crederci sul serio, misi su quei pochi spiccioli a salii sul treno, piena di tante illusioni.
    
    Ne avevo visti così tanti di film, conoscevo i nomi di tutte le attrici e di tutti i registi, avevo passato gli anni ad allenare il portamento e tanto mi bastava, non credevo servisse poi chissà che altro.
    
    Ma anche questa era una cosa che non raccontavo mai, mi bastava il mio accento del nord, senza specificare il nome del mio paese, che per loro sarebbe stato impossibile da pronunciare.
    
    «’é ...
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