1. Storia di una mignotta


    Data: 22/09/2023, Categorie: pulp, Autore: pink_, Fonte: EroticiRacconti

    ... non ricordo neanche più di come ci ritrovammo nella sua macchina, parcheggiata fra gli alberi di Villa Borghese, col vino negli occhi e una sua mano sulla coscia.
    
    Non ero ubriaca, al nord bevevamo cose molto più forti di quella roba che hanno a Roma ma ero sicuramente euforica.
    
    Dopo mesi di stenti mi stavo godendo una serata da vera signora, in quella macchina elegante, con quell’uomo distinto che continuava a farmi i complimenti e a muovere la mano.
    
    Così non dissi niente, lasciai che la infilasse sotto la gonna e lasciai che facesse anche tutto il resto.
    
    Molto semplicemente ne avevo voglia.
    
    Ci fu quella sera e ce ne furono tante altre, in altri parcheggi o nelle camere di qualche albergo, lui prese a lasciarmi delle mance e a me tornò in mente che potevo usarle per il corso di dizione.
    
    Ma la verità è che non ci andai mai.
    
    Dopo il produttore ne conobbi tanti altri, suoi amici e poi amici degli amici, molti dei quali con la fede al dito, mi portavano a cena fuori o volevano essere accompagnati a una festa per poi concludere la serata nello stesso identico modo.
    
    Divenne una sorta di vizio, un’abitudine, un modo solo apparentemente facile per fare i soldi.
    
    Nei periodi di magra, quando nessuno mi cercava, presi ad andare per i viali, con uomini meno facoltosi, giovani e vecchi, che spesso, prima di fare il resto, avevano una gran voglia di chiacchierare, di sentirmi insistere col mio accento, per eccitarsi, proprio come quella sera.
    
    «Ma non c’hai ...
    ... paura a vive qui.. tutta sola?».
    
    Spensi la sigaretta nel mio piatto ancora mezzo pieno, novembre era appena iniziato eppure faceva caldo, l’aria fresca entrava dalla finestra aperta.
    
    Come ci ero poi finita io lì, in quella piccola baracca in mezzo al niente di Ostia?
    
    La comprai coi soldi delle “mance”, era molto meglio che starsene per strada, avevo una piccola cucina con cui potevo preparare da mangiare per i miei ospiti, la mattina prendevo il sole e il tempo che passava sembrava un vento dolce da cui farsi accarezzare.
    
    Il cinema divenne un sogno sempre più lontano, passarono gli anni e io divenni ogni giorno meno giovane e meno spensierata.
    
    Quel posto mi sembrò così tranquillo, mi ci portò un cliente una sera e mentre si muoveva fra le mie gambe dalla macchina si sentiva il rumore del mare.
    
    Ci tornai altre volte con altri uomini diversi, misi da parte qualche soldo e trovai la baracca, la sistemai per benino, con la carta da parati a fiori, un bel letto comodo e una grossa stufa per affrontare i periodi più freddi.
    
    A pochi metri da me viveva una famiglia che mi prese in simpatia, la signora Firminia aveva un piccolo orto e ogni tanto mi regalava qualcosa di buono. Era una brava donna e non mi diceva mai che ero “bella”, mi diceva sempre che ero “forte”.
    
    Suo figlio più grande era già stato da me un paio di volte, una mattina venne a bussare alla mia porta anche suo marito ma gli feci capire che non era aria, che una cosa del genere alla signora non ...
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