1. Storia di una mignotta


    Data: 22/09/2023, Categorie: pulp, Autore: pink_, Fonte: EroticiRacconti

    ... amor».
    
    Un solo passo, un unico respiro e mi fu già dentro, le mani sulle zinne maggiche «Madonna mia..» ringhiò ancora e poi, con le labbra aperte, prese a muoversi, e ad ansimare.
    
    Sentii un’altra macchina che entrava nel piazzale, c’era evidentemente tanta voglia d’amore nell’autunno di Ostia.
    
    Con gli occhi guardavo il mio giovanotto, non sarebbe durato ancora molto, aveva la faccia da bravo ragazzo e pensai che avrei potuto concedergli qualcosa in più, magari un bis con la bocca e un bicchiere di amaro. Farli stare bene era importante, era il modo migliore per farli tornare.
    
    Altri suoni fuori dalla finestra, di sportelli aperti e sbattuti con forza, voci improvvisamente rabbiose con tono di minaccia e, in mezzo a loro, un’altra voce, molto più piccola, che mi fece per un attimo trasalire.
    
    Il cuore prese a battermi di un impulso diverso, l’uomo dentro di me annunciava il suo godimento ma io non lo sentivo, attendevo qualcosa, un rumore più forte, di mani che battono sulla faccia e gemiti di dolore che arrivarono subito dopo.
    
    «Speta un attimo» gli dissi, in attesa di altri colpi.
    
    «Che è?» protestò lui che non si era accorto di niente.
    
    Un dito sulle labbra a chiedere silenzio, poi i rumori lì fuori si fecero più intensi e più frequenti, un tonfo più duro che non apparteneva di certo alle mani, poi un grido, di chi quel botto lo ha appena ricevuto addosso.
    
    Mi staccai dal giovanotto e guardai dalla finestra, una delle due macchine stava abbandonando il ...
    ... piazzale. Al centro, accanto all’altra ancora accesa, c’erano tre figure che inveivano e picchiavano un uomo già steso a terra.
    
    Tra le parole che gli sputavano contro ne riconobbi una che non promette mai niente di buono.
    
    «Frocio!».
    
    Anche il mio ospite a quel punto si accorse che qualcosa stava accadendo lì fuori, «Famose i cazzi nostri» disse, io lo guardai e in quel momento mi sembrò ancora più bambino, aveva paura, ovviamente, la stessa paura che dovrebbe avere chiunque si avventura di notte in un posto come quello.
    
    Là fuori i tre sembravano figli di una rabbia cieca, si sfogavano contro quel corpo ormai inerme, uno di loro aveva una tavola di legno fra le mani e la usava per percuoterlo, proprio fra le gambe.
    
    Sembrarono placarsi solo quando una voce alle loro spalle provò a richiamare la loro attenzione, la voce di una donna che evidentemente non era di quelle parti.
    
    Non so neanche dove lo trovai il coraggio per uscire, mi tenevo la vestaglia con le mani e avanzavo verso di loro, provando a distrarli con l’unica cosa che avevo a disposizione.
    
    «Perché non lasao stare quel poveraccio e venite dentro? C’è posto per tutti se volete».
    
    Un sorriso disteso a forza, il cuore ormai impazzito, quasi nuda a sfidare la trinità del diavolo in persona.
    
    Mi guardarono riprendendo fiato, uno di loro si avvicinò, evidentemente sensibile a quel tipo di proposta.
    
    Gli lasciai allungare la mano insanguinata, mi feci accarezzare i capelli, aveva occhi gonfi d’odio, ...
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