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Visita in ospedale (edm.14)
Data: 11/07/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69
... clinico” “capisco dottore, grazie!” “bene ingegnere, la saluto” La voce di Eugène trema di rabbia quando, non appena rimasti soli, si rivolge al padre: “riposo e tranquillità assoluti…. Belle parole! Mi spieghi come sarà possibile per mamma visto che a casa tutti, anche il giardiniere, sanno che ti scopi un’altra?” “tu parli senza sapere nulla e capendo ancora meno di quello che dici!” “io ho capito che mamma ha tentato di uccidersi con un cocktail di alcool e farmaci e che mio padre, sue eccellenza l’ingegnere, si fotte la stagista!” “ti ho già detto e non intendo ripeterlo oltre che non tollero un simile linguaggio…hai 18 anni forse alla tua età è normale pensare di capire il mondo senza conoscerne nemmeno un millesimo… lo sai che tua madre ha iniziato a star male quando tu sei nato? Hai idea… cosa significa stare al fianco di una donna che quasi ogni mese finisce in clinica? Puoi non dico capire, sarebbe troppo, ma almeno immaginare cosa si provi a vedere la donna che hai amato ridotta in questo stato? No… temo tu non possa… sei troppo impegnato ad attribuirmi la parte del cattivo… Comunque se vorrai ne parleremo a casa, con più calma… ora devo tornare in ufficio, dai un bacio alla mamma quando si sveglia” Eugène piantatosi davanti alla porta replica: “cosa, cosa? Anche in questo momento pensi al lavoro? Non ti bastano i miliardi che hai? oppure no… stai mentendo: hai fretta di tornare dalla tua zoccoletta! IO A CASA NON CI TORNO” “ e allora resta ...
... qui con quella pazza di tua madre!” esplode furente il padre che, allontanato il figlio con un brusco movimento del braccio, esce dalla camera. L’ospedale della nostra cittadina aveva due distinti ingressi: uno sul lungo lago dove, specie durante la stagione estiva, era praticamente impossibile trovare parcheggio e uno sul lato opposto riservato teoricamente ai mezzi di soccorso che accedevano alla struttura percorrendo un viale fiancheggiato da pioppi; al lato del viale era più facile trovare posto, in ombra e gratuito per giunta… così sistemato lì il mio pandino, a passi veloci mi diressi verso il desk informazioni. “Buongiorno: sto cercando la signora Elsa Baudet che è stata ricoverata qui la notte scorsa” “Lei è un parente?” “No, sono un amico del figlio: sta assistendo la signora e mi ha chiesto di portargli delle cose” rispondo mentendo spudoratamente “Va bene salga pure, 4° piano: camera 414 sulla sinistra all’uscita dell’ascensore. La avverto che non è orario di visite quindi è pregato di trattenersi il minor tempo possibile!” Mentre l’ascensore che sembra una scatoletta di metallo anni 70 sale con imprevista velocità mi domando se sto facendo la cosa giusta. Ma ormai il dado è tratto e non posso più tornare indietro. Quando entro nella camera il mio amico è seduto sulla sedia di ferro, si sostiene la testa, leggermente chinata, con le mani chiuse a pugno sulle guance. Ha gli occhi arrossati e l’espressione stanca: non l’ho mai visto così “ciao ...