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Visita in ospedale (edm.14)
Data: 11/07/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69
Visita in ospedale (EdM.14) Segue dalla puntata 13 – “Sul treno del ritorno” “Close your eyes so you don't feel them They don't need to see you cry I can't promise I will heal you” (Robbie Williams, “Eternity”, 2001) Le ore trascorrevano lente: avevo mangiato un boccone e dormito un paio d’ore ma, nonostante fosse una bellissima giornata di sole, sentivo di essere imprigionato sotto una cappa, grigia e fitta, di preoccupazione. Troppo stridente era il divario tra la luce e i profumi della primavera inoltrata e la mia angoscia interiore…un pomeriggio cupo con il cielo basso appiattito sul lago, quasi a schiacciarlo, sarebbe stato in miglior sintonia col mio umore. I ragazzi non mi avevano contattato e anche il breve messaggio che avevo inviato ad Eugène (“ciao! Ci sono novità?”) era rimasto sena risposta. Inoltre non vedevo mamma da quasi due giorni e, avendo ben poca voglia di essere sottoposto ad uno dei suoi premurosi interrogatori, decisi di uscire per fare un salto in ospedale a far visita alla signora Baudet e soprattutto a Eugène ovviamente! Il ragazzo siede su una vetusta sedia di ferro grigia posta al lato del letto di ospedale; l’altro letto, quello più vicino alla finestra affacciata sul lago, è vuoto: durante le lunghe passate in questa piccola stanza gli è venuta più volte venuta la tentazione di stendersi ma, più che il timore di un rimprovero da parte del personale, a dissuaderlo è stato il fermo proposito di non perdersi, per nulla ...
... al mondo, il momento in cui mamma si sveglierà. Il dottore che è passato un’ora o due fa – è così stanco da aver perso la cognizione del tempo – per una veloce visita di controllo gli ha detto che è fuori pericolo… dovrebbe riacquistare conoscenza a breve. Con le dita accarezza dolcemente i capelli biondi della madre, sottili e lucenti così simili ai suoi, disponendoli intorno ai lobi delle orecchie in due improvvisate trecce che poi riunisce alla base del collo. La sua mamma è proprio bella pensa osservando, con gli occhi lucidi per l’emozione, il viso incorniciato da quei fili d’oro, le labbra esangui e la fronte ampia. Il suono intermittente del dispositivo che misura i parametri vitali è fastidioso nel silenzio quasi assoluto della camera e, a dire il vero, anche i tubicini di plastica che, inseriti nelle narici, deturpano il profilo perfetto del naso, lo urtano parecchio. Afferra la mano sinistra di mamma e resta, come ipnotizzato, a guardare le gocce lente della flebo scendere nel dosatore quando l’ingresso improvviso di suo padre nella stanza lo restituisce bruscamente alla realtà. “Come sta?” dice accostandosi alla moglie “A quest’ora arrivi!” “Lo sai che ero a Ginevra, cosa dicono i medici?” “Si, a Ginevra con la tua puttana! Sei una merda di uomo: se mamma sta così è colpa tua!” Sciaff! Lo schiaffo che colpisce la guancia è talmente forte e sonoro da fargli girare la testa. “Sei solo uno stupido viziato che non si rende conto di quello che ...