1. Danilo e federico - parte i: danni collaterali (9)


    Data: 25/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: vgvg91, Fonte: Annunci69

    ... la coperta di lana ancora addosso, uscii dalla stanza per cercare il bagno. Mi mossi, però, verso la fonte del rumore ed entrai in soggiorno.
    
    Danilo era seduto sul divano, a gambe aperte e con indosso una canotta e un paio di slip. Beveva una birra e imprecava contro il televisore, che stava trasmettendo una partita di calcio. Si interruppe, quando mi vide lì immobile accanto alla porta.
    
    «Che ci fai in piedi?» mi chiese, facendo per alzarsi.
    
    Levai una mano per fermarlo. «Cercavo il bagno» risposi, con la bocca impastata.
    
    «Certo, ti accompagno».
    
    «Non mi serve un baby-sitter» replicai acidamente.
    
    «D’accordo» disse, lievemente a disagio, grattandosi la barba folta. «Lo trovi in fondo al corridoio a sinistra».
    
    «Grazie».
    
    Dopo aver urinato abbondantemente, tornai in soggiorno. Senza fiatare, Danilo seguì i miei movimenti con lo sguardo, finché non mi sedetti sul divano, tenendomi una mano sulla tempia.
    
    «Che ore sono?».
    
    «Uhm… le 15 e 30».
    
    «Ho… dormito finora?» chiesi, allibito. Danilo annuì.
    
    Poi sobbalzai. «Non ho avvisato la scuola!» esclamai.
    
    «Tranquillo, ci ho pensato io» intervenne lui. Aggrottai le sopracciglia: «Non sai nemmeno in che scuola insegno».
    
    «Stamattina ho preso il tuo cellulare e ho trovato il numero della scuola tra le ultime chiamate. Ho spiegato loro la situazione e hanno acconsentito a concederti due giorni di riposo» disse, con una scrollata di spalle e bevendo un sorso di birra.
    
    Lo guardai con disappunto: «Non ...
    ... avresti dovuto».
    
    «Vuoi polemizzare anche su questo?» fece, sollevando le sopracciglia.
    
    Non risposi. Restai in silenzio, mentre l’omone continuava a guardare la tv.
    
    «Fanculo» imprecò sottovoce, quando la partita terminò con una bruciante sconfitta per la sua squadra. «Ti senti un po’ meglio?». Annuii in risposta: sembrò sollevato.
    
    «Sai che non ti sto chiedendo di fare nulla di tutto questo?» precisai io.
    
    «Non mi crei disturbo» fece lui, alzandosi in piedi. «Ti serve qualcosa?».
    
    «Tu… la stai vivendo come una sorta di espiazione. Mi sbaglio?». Rimase muto dinanzi alla mia domanda, torreggiando su di me. I muscoli delle gambe erano tesi, mentre i piedi puntavano il pavimento con fermezza.
    
    «Non… Non ti so rispondere…».
    
    «Non serve. Ti ho già spiegato come stanno le cose».
    
    «D’accordo. Io sono nello studio, per qualsiasi cosa».
    
    Quando uscì, mi accasciai sul divano e chiusi gli occhi. Mi risvegliai che era già sera. Sentii Danilo trafficare con alcuni documenti nel suo studio, quindi preferii non disturbarlo. Mi trascinai in cucina e presi una mela: non avevo molta fame, perciò mi accontentai. Ne assaporai il dolce succo, mentre un rivolo colava dalle mie labbra. Non avevo molta voglia di restare ancora in quella casa, ma seppi che non avrei avuto speranze provando a contrastare il suo volere. Perciò mi rassegnai, ma presi la decisione di sloggiare il mattino seguente di buon’ora. Avevo delle lezioni da preparare.
    
    Tornai in camera da letto e mi rannicchiai ...
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