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Danilo e federico - parte i: danni collaterali (9)
Data: 25/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: vgvg91, Fonte: Annunci69
Mi trovavo rannicchiato in un angolo dell’ampio divano in morbido tessuto del salotto. Ero avvolto da una coperta di delicata lana e indossavo uno dei grandi maglioni di Danilo. Sentivo il corpo tremare impercettibilmente: il mio braccio poggiava su uno dei braccioli del divano, con la mano reggevo il mio capo e vi nascondevo parzialmente il viso. Il respiro si era fatto regolare: a scandire il tempo, il consueto ticchettio dell’orologio. A prima vista, poteva sembrare che avessi la mente costipata di pensieri. Invece, proprio come la mattina di quella strana giornata, era del tutto sgombra. Sentii i passi di Danilo raggiungermi in soggiorno. «Ho trovato solo della camomilla, spero vada bene ugualmente» mi disse, con voce calma. Scostai la mano dal viso e lo vidi, con indosso una canotta e un paio di boxer, porgermi una tazza fumante. La presi e la avvolsi con entrambe le mani, avvicinandola al naso e godendo del tepore che emetteva. Ci soffiai dentro con delicatezza, mentre Danilo prese posto all’altro capo del divano. Allargò le gambe e poggiò su di esse gli avambracci, iniziando a fissarmi. «Come ti senti?» fece lui. Scrollai le spalle: la testa mi scoppiava, ma non risposi alla sua domanda. Bevvi un sorso di camomilla e percepii il liquido caldo scorrermi nel corpo e pervadermi piacevolmente, interrompendo per qualche secondo i brividi. Poi dissi: «Ti ascolto». Prima di cominciare a parlare, prese un lungo respiro. «Ricordi la prima sera in ...
... cui sei venuto a casa mia?». Annuii quasi impercettibilmente. «Il giorno dopo venne a trovarmi Vanessa, no?». Sembrava attendere da me chissà quali conferme, ma ricordavo tutto fin troppo nitidamente. Rimasi in silenzio, permettendogli di proseguire. «Ecco… abbiamo fatto tutto tranne che quello» continuò, con una punta di imbarazzo nella voce. «Ci abbiamo provato, per carità. Però… io… era come se vedessi davanti a me il tuo viso e non il suo, mentre stava per farmi un pompino». La difficoltà nel pronunciare quelle parole era quasi palpabile. Vidi con la coda dell’occhio il suo sguardo puntato su di me, ma per tutta risposta non staccai gli occhi dalla tazza, bevendo un altro sorso. Le mie orecchie, però, carpivano ogni suo singolo respiro. Il mio atteggiamento risoluto lo costrinse ad andare avanti. «Ho inventato una scusa, dicendole che non mi sentivo molto bene per via del forte stress causato dalla mole di lavoro. Non mi era mai accaduto prima di allora di rifiutare una scopata, così Vanessa si preoccupò a giusta ragione, sebbene non lo desse molto a vedere». Deglutì sommessamente. «Lasciammo cadere il discorso, godendoci quel che restava del weekend. Durante la settimana, i miei pensieri correvano sempre lì. Poi una sera, mentre davo una sistemata in casa, notai la tua sciarpa finita a terra dietro il divano. Così decisi di scriverti, per consegnartela. Ma il mio scopo era un altro». «Posso intuire quale fosse» dissi flebilmente, dopo il prolungato ...