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Sogni d'estate (edm.23 - ultima puntata)
Data: 28/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69
... il concreto realizzarsi del nostro sogno. E non fummo delusi: anzi non appena Andrea e Roberto videro gli ampi terrazzamenti affacciati sulla valle, già in larga misura ripuliti dai rovi e dalle erbacce, gettarono gli zaini a terra e cominciarono a rincorrersi urlando e saltando. La casa ovviamente non era ancora abitabile secondo i nostri standard di viziosi giovani di inizio millennio, ma quella sera avremmo accesso un bel fuoco al centro del terrazzamento dove avremmo arrostito le salamelle e le costine che avevamo portato fin lì nel capiente zaino termico di Roberto, accompagnandole con i numerosi alcolici, birre ma anche gin, vodka e acqua tonica, che già avevamo messo “al fresco” immergendole nelle minuscole pozze del torrentello adiacente la proprietà. Distratti come eravamo da tutti questi preparativi, io ed Eugène non ci accorgemmo che il vociare dei ragazzi era scomparso rendendocene conto solo quando ci recammo nel terrazzamento centrale, per preparare con ampi sassi tondi, prelevati qua e là, il posto in cui avremmo acceso il fuoco la sera. “Ma dove sono finiti?” ci domandammo, guardandoci spaventati “Andrea! Roberto!” iniziò a chiamare Eugène con le mani a coppa davanti alla bocca, la valle restituiva in parte l’eco con un effetto che accresceva la montante inquietudine. Li chiamammo più e più volte alternando le nostre voci fino a quando dall’estremo limitare del terrazzamento non apparve il volto graffiato di Roberto “Siamo qui: abbiamo ...
... trovato un posto fantastico, venite anche voi!” “Ma vaffanculo – sbottai incontrollato – ti rendi conto dello spavento che ci avete fatto prendere?” “Sei sempre la solita femminuccia! Dai venite!” “Seguiamoli, chissà cosa hanno trovato” disse Eugène incamminandosi. Li seguii controvoglia per un sentiero ripidissimo che, nascosto dalla vegetazione, dal limitare del terrazzamento scendeva nel sottostante vallone. Più in basso si apriva, in mezzo alle rocce color grigio chiaro investite dal sole, una pozza piuttosto larga dalla forma irregolare che, ricevuta l’acqua da una breve cascata, la restituiva al fiume più a valle con un salto di circa 50/70 metri creando un’altra rapida di bianca spuma i cui effluvi, illuminati dal sole, rendevano l’aria intrisa dei mille colori del cielo. Mi immobilizzai in preda all’ennesimo stupore non meno che a un improvviso panico da vertigini. Eugène che era parecchi metri davanti a me si fermò: “Ehi cosa fai li impalato?” “Io non vengo ho paura!” Con un rapidissimo balzo mi raggiunge e, toltasi la t-shirt sudata, la legò intorno agli occhi: ricordo l’odore intenso del suo sudore di giovane maschio oltre alla sensazione di leggero prurito cagionatomi dal coccodrillino in rilievo del noto marchio che era finito proprio sopra la mia palpebra destra. “Su, ti guido io! non avere paura!” Pochi istanti dopo eravamo tutti e tre stesi su una grossa roccia, dalla forma tondeggiante piacevolmente bollente per il sole pomeridiano, ...