1. Sogni d'estate (edm.23 - ultima puntata)


    Data: 28/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69

    ... gli rispondevo ridendo e scalciando come un matto nel vano tentativo di liberarmi. Il suo giogo diventa allora più pregnante: si sedeva a cavalcioni sopra di me e, libero dagli slip, iniziava a schiaffeggiarmi col suo membro eretto, bagnato e buonissimo. Erano dei veri e propri schiaffi che avrebbero fatto anche male se non fossi stato, come invece ero, completamente soggiogato dalla trance erotica.
    
    Schiaffi che, invariabilmente, si trasformavano in affondi sempre più veloci nella mia bocca spalancata fino a quando non mi ritrovavo ad annaspare nel suo seme caldo mentre lui, liberando finalmente il giogo, mi masturbava facendomi venire in un dolce oblio.
    
    Oppure succedeva che, al termine dello scontro, mi possedesse lì sul pavimento: resomi arrendevole, si poggiava le mie ginocchia sulle spalle e, col volto vieppiù contratto e trasfigurato dal piacere, mi riempiva di colpi; quando sentivo il suo spruzzo irrompere, dimenavo la testa da un lato all’altro del pavimento e, gemendo, assestavo pochi e decisi colpi di mano alla mia virilità che schizzava sul ventre caldo del mio demone. Poi ci perdevamo in un abbraccio bagnato e ansimante, restando lì, sul pavimento fresco, a guardare la notte scivolare via.
    
    Non era tuttavia sempre così: ora che avevamo imparato a conoscerci non solo fisicamente succedeva, talvolta, che, Amore, divinità pagana dalle molteplici forme e priva di giudizio, calasse su di noi con le sembianze di una languida dolcezza.
    
    Passavamo un tempo ...
    ... dilatato a nutrirci di reciproci baci che, con pacata lentezza, percorrevano gli anditi più segreti dei nostri giovani corpi. Se chiudo gli occhi oggi, a distanza di venti anni, la mia lingua ricorda ancora il profilo del suo naso, delle orecchie, nonché le valli di delizie tra le sue natiche. Mi nutrivo di lui, dell’odore dei suoi capelli in cui adoravo perdermi più di ogni altro luogo al mondo e lui, si lui, si nutriva di me ridendo, intenerito come un folletto, dei miei, sempre più radi, imbarazzi.
    
    Il coito, liquida conclusione di quelle impertinenti esplorazioni, avveniva quasi fosse un accessorio, innegabilmente gradevole, a qualcosa che, però, era già magico e concluso in sé: dopo, distesi di schiena sul vecchio letto alla francese, mentre l’aria fresca filtrava dalla finestra semiaperta, intrecciavamo le dita e parlavamo per ore.
    
    “Cosa siamo secondo te?” gli chiedevo, finalmente libero dalla paura del rifiuto
    
    “Che ti importa? Dobbiamo per forza etichettarci in qualche modo?”
    
    “No, non c’è nessun “devo” in tutto questo, solo che…”
    
    “Solo che?”
    
    “Ecco.. mi piacerebbe credere che tutto questo possa durare”
    
    “Nulla di umano dura in eterno, dovresti averlo imparato dai tuoi Antichi o, per osmosi, io sto diventando saggio e tu ignorante?”
    
    “Colpito e affondato! Cosa farai il prossimo anno?”
    
    “Sei un osso duro eh? Non molli! E chi lo sa? Mio padre vorrebbe che facessi economia e commercio oppure ingegneria gestionale, ma io non lo so..”
    
    “Cosa ti piacerebbe ...
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