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017 koba. il russo
Data: 19/02/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
... piacevo? Perché aveva allora prenotato una camera nuziale se poi…. Ma si, un gentiluomo sa quando possedere il corpo dell’amato. La sua è matematica della seduzione. Ma io ribollivo. Nella penombra vidi il suo grosso borsone riposto sul trespolo. Pensai che avrei potuto silenziosamente alzarmi, rovistare nel borsone, cavare fuori un suo indumento intimo, che ne so una mutanda indossata nel viaggio, per poi chiudermi in bagno e … Avrei teso la mutanda sulla mia faccia, e avrei provato a masturbarmi il pertugio stando discinto e sgraziato sulla tavola del cesso, inspirando profondamente, si, profondamente, tutta sua essenza commista di crudeltà e dolcezza. Stavo per scendere dal letto.. Ma quel tepore che mi raggiungeva dalla schiena, mi dissuase dal proposito, e richiusi gli occhi, coccolato dal suo respiro. Ma la mia mente non voleva sopirsi. Affiorarono dal buio della stanza ogni genere di quesiti. Ma di cosa sa lo sperma di un maschio sovietico? Come si impostano i rapporti coniugali nella quotidianità da quelle parti? Mi avrebbe portato da lui a Mosca? Mi avrebbe presentato a sua madre? Sua madre mi avrebbe insegnato la cucina russa? Saremmo andate d’accordo? Mi avrebbe consigliato su come prendere per il palato il figlio? Ci saremmo mai scambiate io e lei i gambaletti? Magari avrei potuto conquistare il cuore della vecchia, essere una di loro, non so, spalando insieme la neve sull’uscio di casa, saremmo andati assieme al cimitero, ci saremmo ...
... recati per campi a raccogliere patate col fazzoletto sul capo, saremmo andati insieme a far la fila per la distribuzione del pane, ed io sarei ingrassato come lei, avrei assunto quell’aria tanto cara ai maschi sovietici della perfetta culona. Mi immaginavo la casa della mia suocerina poi….piccola, in quartierino di due stanze in un condominio di cemento armato, con i fili elettrici scoperti, la stufa di ferro, il samovar sulla tavola, le foto del mio amore quando era un ragazzino, una casa insomma con tanti ricordi e tanto tepore, pervasa finalmente di casa, di odore di vodka, di fumo, di cavolo e di scureggia. E infine, l’avrei col tempo chiamata mammà, già che così poteva dirsi una donna forse in sovrappeso ma dedita ad una vita carica di dignità, malgrado la miseria. Una mamma vera sarebbe stata per me la suocerina, e non come la mia di mamma che usava darmi della “fica cacante”. Non come mia madre…. Che alle cure del figlio, preferiva distrarsi perché l’unica cosa che sapeva dirme era "sono esaurita”, andandosene nei safari in Sud Africa, a sparare sui cuccioli di elefanti e strappar loro le tenere zanne. E lui? No dico, il mio uomo? Lui magari sarebbe stato a lungo fuori dalla città per lunghe trasferte in qualche industria siberiana orgoglio dell’economia socialista. Avrei atteso con impazienza i suo telegrammi, e mi sarei sciolta letteralmente il buco il buco del culo alla sola lettura di una sua breve missiva :“Ciao amore, presto sarò da te. Prepara ...