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017 koba. il russo
Data: 19/02/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
Albeggiava. Quando aprii gli occhi, ricordo che stavo sdraiato sul ciglio del fiume, in posizione fetale. Avevo i calzoni ripiegati a metà coscia, e ricordo che m’ero passato la mano tra le natiche per constatare poi che i polpastrelli s’erano intinti di una materia vischiosa. Annusai, e mi risalì il tremendo afrore di biascia del nano. Non ricordavo quasi nulla, eppure, alle orecchie, mi risuonava la verbosità scurrile del deforme, con cui evidentemente m’ero intrattenuto una intera notte. Per Knifo, il mio buco del culo rappresentava una vera e propria passione. Al nano disgustava sodomizzare gli esseri umani, poiché traeva più diletto nel praticar sodomia sulle bestie da stabbio del circondario. Tuttavia, e non parlo a caso, era un qualcosa per lui assai galvanizzante praticar nei maschietti l’innata arte di leccarne il buco del culo. Ma solo questo faceva. Niente di più. Ma lo faceva per ore, instancabilmente, fino a trasfigurarsi nelle sue stesse bave da risultare irriconoscibile una volta allontanatosi dalle natiche. Un vero maiale. Eppure, assicuro, che nessun essere umano ha saputo suscitarmi un così squisito tormento come la lingua di quel deforme, malgrado, va detto, l’afrore ammorbante della sua biascia. Lui, Knifo…. il nano insomma… era già nella sua roulotte che dormiva quando mi svegliai sul ciglio del fiume. Io non avevo una roulotte tutta per me, e benché la stagione dell’autunno sopraggiungesse già nelle sue fredde folate ...
... dal fiume, io mi ostinavo a trascorrere le notti all’aperto, alla periferia del campo rom presso il quale ho vissuto per circa due anni. L’alba ha in sé la promessa del giorno. Mi alzai. Feci qualche passo e posi i piedi nell’acqua, mi stiracchiai, poi, mi accovacciai, così da sciacquarmi il buco culo dalla biascia schifosa del nano. Rinfrescato nelle regioni basse del mio corpo, risalii il ghiaione, e mi accomodai sulla roccia per assistere di là dal fiume il sorgere del sole. Era un sole pallido, che abbagliava la caligine sospesa, per trionfare stancamente sui tetti delle case di una mesta periferia qualunque. Avevo fame. Lentamente risalii l’argine, quando fece capolino tra le frasche il nano della notte prima. "Hai visite" mi disse. Il cuore mi prese a palpitare. “Mia madre?”, non rispose. Presi a seguire Knifo a passo svelto lungo il sentiero della discarica che lambiva un canale di scolo di liquami molesti dispersi dalla colaca un pochino più a monte. Mia madre… Mia madre sapeva forse dove fossi finito? La mia libertà non sarebbe stata mai completa fino a che mia madre avrebbe potuto trovarmi. Reclamavo tra me e me il sacrosanto diritto all'oblio. Seguivo a passo svelto il nano sulle alture accidentate della discarica da cui si originavano rivoli d'acqua putrescente che ribolliva di pestilenza. Dalla sommità del ciglio di quell’ immondezzaio si poteva aver ben chiara l'estensione smisurata del campo rom, col suo esalare di fumi, ...