1. 014 sangue e arena


    Data: 04/09/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69

    ... particolare. All’audacia del sesso abbiamo l’ardire di strappare una promessa d’amore.
    
    Infatti che sa, forse la mia aria da timida cerbiattona avrebbe suscitato in lui una qualche affezione particolare dopo la sborrata, no? Magari mi avrebbe abbracciato, mi avrebbe protetto dagli altri e dal mondo, mi avrebbe salvato dalle paure di essere umano e trombata a vita. A puttanona inZomma.
    
    No?
    
    Va be andiamo avanti.
    
    I ragazzi di là chiamavano, ma egli li ignorava.
    
    Egli era me che voleva. Questa volta tutta per sé.
    
    Mi voleva.
    
    Io mi afferrai una mammella e mi morsi il labbro mentre egli mi teneva per mano.
    
    Allora discese dal promontorio tenendomi la mano, e se lui scendeva sicuro come un capriolo, io lo seguivo e incespicavo spesso starnazzando sommessamente giusto per non sembrare proprio una checca.
    
    Ci inoltrammo nel fitto dei canneti ove l'acqua del fiume raggiungeva le ginocchia.
    
    Le canne ombreggiavano la nostra alcova di sabbia e ricordo che il soffio del vento quasi le faceva cantare.
    
    Tirato dalla sua mano incedevo nell'intermittenza luminosa di un sole che ci spiava dalle canne.
    
    Vi era dell'aria soffice e fresca che soffiava, e degli uccellini compivano brevi salti alati tra i fusti seguendoci quasi con curiosità.
    
    Sentii nell'aria un profumo di grazia, di incanto. O forse era solo un afrore di fogna.
    
    Ma tanto ero preso dal ragazzo di schiena che mi accompagnava chi sa dove, tanto mi sentii come rapito e prossimo a un qualcosa di nuovo, ...
    ... di divino.
    
    Gli avrei dato il migliore dei miei pompini visto che il mio buco del culo era ridotto a panettone dalla sera prima.
    
    Lui faceva strada.
    
    Strillai quando vidi dei canneti che si aprirono tutt’intorno, come in un anfiteatro tutto nostro, tutto raccolto, dove piccole onde del fiume si gettavano sussurranti sulla riva di sabbia bianca.
    
    Tutt'attorno era un fogliame di quinta di verde a formare un talamo naturale con decine e decine di farfalle dalle ali nere ma iridescenti.
    
    Quando ci portammo fuori dalle acque lui mi afferrò entrambe le mani e si distese sulla sabbia ed io su di lui.
    
    Volle baciarmi al riparo dagli occhi di una comunità errante, quella dei rom, che tollera, pratica, ma che bandisce la sodomia sentimentale.
    
    Mi baciò tenendomi la testa, poi mi voltò di schiena sulla sabbia baciandomi il collo e mi strinse i seni mentre il mio corpo dischiudeva le cosce lasciando che le sue dita giocassero voluttuose sui dolci orli del buco del culo.
    
    Egli non si curò di ravanare in un panettone sformato e spampanato.
    
    Allora io lo voltai, come una valchiria lo placai sulla sabbia e gli montai sopra strofinando i glutei sulla sua bella minchia impaziente.
    
    Mi agitai simulando l'estenuante cavalcata reggendomi viziosa delle tette inesistenti. Volevo sfiancarlo. Era il maschio, il più forte, il più degno fra i degni per la sua regina.
    
    Era il natante tornato finalmente nella sua isola, ed io ero la sua Penelope, ingrifata e tragica, puttanona che ...
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