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Esperimento 4 (la frase sfuggita col cognato)
Data: 01/04/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: CARLOMARIABSX, Fonte: Annunci69
... faceva prendere decisioni tanto assurde e impulsive? La porta alle mie spalle si aprì ed io abbassai il viso immediatamente. Ero troppo imbarazzato per sostenere lo sguardo di un’altra donna. Udii i passi avvicinarsi e poi due grandi mani mi afferrarono saldamente alla vita. Sobbalzai e nello specchio vidi il viso dell’uomo alle mie spalle. Era uno di quelli che erano seduti da soli nella sala da tè. Le sue mani percorsero il mio corpo palpandolo tutto con ansia febbrile fino a strizzarmi le tette senza darmi modo di ribellarmi. Era un bell’uomo, sui quarant’anni, coi capelli scuri e gli occhi verdi. Aveva l’aria molto sicura di sé ma anche molto distinta. Proprio come mi ero immaginato il proprietario di quella voce che mi aveva scosso dalla banalità della mia vita. “Sei tu, dunque?”, gli chiesi quasi felice di poterlo vedere e anche di sentire contro il mio culo la sua erezione mentre mi alitava sul collo. Lui non rispose. Si limitò a spostarmi i capelli per baciarmi la nuca e il collo. Sospirai di piacere, mi sentivo stranamente euforica. Lui era così virile! Mi lasciai prendere senza protestare permettendogli di fare di me ciò che più desiderava. Avevo voglia di fargli tantissime domande ma non era quello il momento giusto. Ora era tempo di godermelo e lui di godersi me, finalmente. Mi sollevò il vestito da dietro arrotolandolo fino in vita, mi sfiorò i fianchi e fece scorrere le mani sul davanti, verso il mio sesso. Appena ebbe oltrepassato il sottile e ...
... minuscolo tessuto dello slippino mi sentii avvampare. Quante volte avevo immaginato una scena così. Essere desiderato e posseduto senza badare al luogo e al momento, anche nel cesso di un bar, e perché il mio amante non poteva aspettare oltre. Voltai il capo e gli offrii la lingua da succhiare. Lo desideravo da impazzire e mi sentivo un fuoco e un tremito. Per cui liberandomi dalla sua stretta mi inginocchiai di fronte a lui e gli slacciai i calzoni. Mi era rimasta la voglia di riassaporare un bel cazzo in bocca. “E’ questo che ti piace, vero?”, dissi orgogliosa della mia disinvoltura, poi glielo tirai fuori. Aveva un uccello fantastico, bitorzoluto e duro come il granito. Non ci pensai due volte e me lo feci scivolare in gola. Lui sospirò di piacere aggrappandosi al lavabo. Desideravo farlo godere, volevo essere la miglior “pompinara” che avesse mai incontrato e dimostrargli la fortuna che aveva avuto ad incontrarmi. Così succhiai senza tregua e dardeggiai la lingua fin sotto le palle, gonfie e setose, aspirandone il gusto muschiato, per poi spingermi anche oltre fino al buco del culo. Con una mano intanto stringevo il suo cazzo alla base e lo massaggiavo dolcemente per poi improvvisamente farmelo sprofondare tutto in gola fino a mancarmi il respiro e cercando di resistere il più possibile, godendoci da impazzire. Nel frattempo lo guardavo negli occhi e lui impazziva più di me e sembrava dover scoppiare da un momento all’altro. La situazione, la paura di venire sorpresi ...