1. Danilo e federico - parte i: la storia di danilo (13)


    Data: 29/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: vgvg91, Fonte: Annunci69

    ... avvicinai e mi sedetti sul bordo della vasca. Raccolsi la spugna e cominciai a lavargli la schiena. La spugna passò sulla cicatrice e la osservai nuovamente. La mia mente rievocò gli eventi di quella sera, ma rimasi in silenzio.
    
    «È opera di mio padre, quella…» sussurrò Danilo.
    
    «Come?» replicai con aria interrogativa.
    
    Danilo deglutì, poi riprese a parlare lentamente.
    
    «Vivevo con la mia famiglia in un quartiere popolare di Roma. Sono figlio unico, ma nonostante i miei genitori dovessero tirare su un solo figlio, eravamo disperatamente indigenti. Con il suo lavoro precario, mio padre non riusciva a offrirci una vita dignitosa, ci accontentavamo davvero delle briciole. Quando ero piccolo, mia madre non aveva nessuno a cui lasciarmi per cercare lavoro; una volta che mi affacciai alla pubertà, provò a raggranellare qualcosa, ma mai nulla di definitivo o che potesse risollevarci. Questa situazione economica tremenda l’ho sempre vissuta, da che io ricordi. Lo sconforto cominciò a divorare mio padre, che finì per abbandonarsi all’alcool e al fumo. Così…». Danilo esitò un attimo, prima di riprendere il racconto. Io non replicai: temevo di interromperlo, pertanto continuai a lavargli la schiena e i capelli con estrema delicatezza.
    
    «Così, prese a sfogare le sue frustrazioni su mia madre. Mio padre è sempre stato un uomo burbero, ma sotto gli effetti dell’alcool diventava una vera bestia. Ormai era all’ordine del giorno che mia madre ricevesse un ceffone in pieno viso o un ...
    ... pugno nello stomaco. Dal momento che mia madre aveva perennemente il volto coperto di lividi ed ematomi, si rifiutava di mettere piede fuori di casa. Allora mi occupavo io di sbrigare le commissioni. Mio padre o era a lavoro, oppure quando era a casa menava mia madre. Non riuscii mai a capire perché mia madre non trovasse la forza di ribellarsi, di prendere tutto e scappare quando lui non c’era. Su di me quell’uomo non ha mai alzato un dito, però fui costretto ad assistere per anni a quelle torture fisiche e psicologiche incessanti sulla persona più importante della mia vita. Finché…».
    
    Danilo si bloccò: prese a singhiozzare sommessamente. Gli poggiai una mano sulla schiena: «Se non riesci a proseguire, non sentirti costretto a farlo» gli sussurrai, con la gola strozzata. Avevo gli occhi umidi, profondamente scosso da quel racconto straziante, ma decisi di mantenermi forte, per lui.
    
    «No, devo. Meriti di sapere» rispose, prendendo un profondo respiro. Poi riprese con la sua storia: «Finché non crebbi. Potevo avere tredici o quattordici anni: crescevo in altezza di giorno in giorno, a vista d’occhio, e non riuscivo più a tollerare tutte quelle vessazioni. Una sera, la goccia fece traboccare il vaso della mia sopportazione. Mio padre tornò a casa più ubriaco del solito e ansioso di sfogarsi su quella povera donna. Le diede un calcio negli stinchi… Poi, con un ceffone, la fece cadere a terra. Mia madre urtò la testa e perse i sensi… Vidi mio padre avventarsi su di lei, ma io ...
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