1. Danilo e federico - parte i: la storia di danilo (13)


    Data: 29/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: vgvg91, Fonte: Annunci69

    ... «È una lunga storia, Guido. Ti prego, ne ho bisogno» supplicai.
    
    Dopo qualche secondo, il custode mi porse le chiavi che aveva ancora sul bancone, sorridendo lievemente. «Avevo la sensazione che Vanessa non sarebbe stata l’unica a presentarsi qui oggi».
    
    «Grazie mille, davvero». Presi le chiavi e salii di fretta con l’ascensore, poi infilai le chiavi nella toppa ed entrai.
    
    La prima cosa che notai fu la sedia ancora capovolta in un angolo della stanza e mi raggelai: sembrava essere rimasto tutto cristallizzato a quella dannata sera in cui tutto era andato inesorabilmente in frantumi. Mi feci coraggio e avanzai verso la camera da letto.
    
    Danilo era riverso sul letto di fianco, coperto dalle lenzuola e con le mani sotto il cuscino. La stanza emanava un odore terribile. Quando avvertì la mia presenza sulla soglia, voltò il capo e sgranò gli occhi. Poi prese a rantolare: «No… vattene».
    
    «Non vado da nessuna parte» gli risposi con voce ferma.
    
    «Non voglio farti del male».
    
    «Non me ne farai» e mi avvicinai al letto. Danilo, nello stesso momento, si ritrasse contro la spalliera. Ignorando la sua reazione, mi sedetti accanto a lui. Non riusciva a guardarmi, teneva il viso basso. La barba era scarmigliata e aveva raggiunto una notevole lunghezza. Riuscii a intravedere incastrati tra i peli dei residui di cibo.
    
    «Devi darti una sistemata» provai a dire, ma Danilo scosse violentemente la testa e ripeté: «Vattene, non dovresti stare qui».
    
    «Perché no?» chiesi, ma ...
    ... trasalii quando mi urlò d’un tratto in faccia: «Perché non me lo merito!», poi nascose il viso tra le mani e prese a tremare.
    
    «Hai ragione» replicai. «Tu non meriti che io sia qui. Ma sono io a meritare qualcosa, cioè capire cosa sia successo…».
    
    «Che senso ha voler capire? Tu non puoi guarirmi!» continuò, con il viso affondato ancora nelle mani.
    
    Persi la pazienza: mi accostai a lui e gli tolsi le mani dalla faccia. Poi, mentre sollevava lo sguardo verso di me, gli assestai un violento ceffone. I suoi occhi, però, rimasero vitrei.
    
    «Adesso mi stai a sentire, idiota. Sì, sei un idiota e anche un grandissimo stronzo, ma sono ancora qui. Quindi ora ti alzi e fili in bagno a sistemarti. Io nel frattempo ripulirò un po’ questo scempio di stanza. Non voglio sentirti fiatare o protestare. Vai» gli intimai perentoriamente, indicando la direzione del bagno con la mano.
    
    Credetti che avrei dovuto persuaderlo più vigorosamente; poi Danilo si alzò dal letto lentamente e si trascinò verso il bagno. Mi guardai attorno e mi feci forza, mentre tendendo l’orecchio mi assicurai che l’uomo avesse aperto il rubinetto dell’acqua.
    
    Passai un quarto d’ora a cambiare le lenzuola, raccogliere i vestiti e dare una riassettata alla camera, poi raggiunsi Danilo in bagno. Lo trovai nella vasca, con le gambe piegate contro il petto e circondate dalle sue braccia, che guardava il vuoto.
    
    «Non hai ancora finito?» gli feci.
    
    «Non ho nemmeno iniziato…».
    
    «D’accordo… me ne occupo io». Mi ...
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