1. Danilo e federico - parte i: la storia di danilo (13)


    Data: 29/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: vgvg91, Fonte: Annunci69

    ... cedessero da un momento all’altro.
    
    «Sono stata da Danilo stamattina. È… non so nemmeno definire in che stato si trovi».
    
    «Spiegati meglio, per favore» feci io, tentando di spronarla a continuare.
    
    «Ok. Dopo che ci siamo lasciati…».
    
    «A proposito di questo…» dissi io a disagio, ma mi interruppe immediatamente.
    
    «Stai tranquillo, Federico. Il nostro amore, me ne rendo conto solo ora, era terminato già da tempo. Sempre ammettendo che Danilo mi abbia mai davvero amata». Percepii della profonda amarezza nella sua voce.
    
    «Perché dici questo?» chiesi io.
    
    «Sono mie sensazioni, ma non te ne curare. Non sono qui per parlare di questo. Dicevo… Dopo che ci siamo lasciati, abbiamo continuato a sentirci costantemente. Eravamo troppo legati dall’affetto per troncare il rapporto di netto. Finché, di punto in bianco non ha smesso di rispondermi, all’incirca un mese fa. Credevo fosse solo una coincidenza, ma il suo silenzio si prolungava. Per avere sue notizie, ho chiamato la sua sede di lavoro e lì mi hanno comunicato che si era licenziato già da due settimane. Così, sono venuta a Milano. Guido, il custode del palazzo, è stato così gentile da darmi una copia della chiave dell’appartamento di Danilo. Quando sono entrata, non potevo credere ai miei occhi».
    
    Cominciai a sudare freddo, temendo ormai il peggio.
    
    «L’ho trovato nel suo letto, in stato catatonico. Non ha battuto ciglio quando sono arrivata, credo che non si sia nemmeno accorto che io fossi lì. Ho provato a ...
    ... parlargli, a scuoterlo, a farlo alzare… è stato tutto inutile. Ho cominciato a sistemare un po’ la camera nel frattempo, quando ho sentito che stava bisbigliando qualcosa. Mi sono avvicinata con cautela per riuscire a sentire quei sussurri: piangeva con gli occhi sbarrati e ripeteva “Mi dispiace, Federico. Sono un mostro, un mostro”».
    
    Mi portai una mano alla testa, oscurando la vista. Il racconto di Vanessa sembrava assurdo, eppure si trattava della realtà.
    
    «Non riuscivo a capire a cosa si stesse riferendo. Così, ho preso il suo cellulare dal comodino e, scorrendo le chat, ho trovato la tua. Ho preso il numero, ti ho chiamato ed eccoci qui».
    
    «Vanessa, io… non so cosa dirti, né so cosa fare» dissi io, esitante.
    
    «Sai bene cosa fare, invece. Io purtroppo devo tornare a Roma, sono già in stazione. Ma partirò solo se avrò la tua parola che andrai da lui. Non sopporterei di saperlo abbandonato così».
    
    «Io…» stavo tremando, mentre le dita stringevano con forza il bordo della panchina.
    
    «Federico, ti prego. Ha bisogno di te. Sei l’unico che può aiutarlo».
    
    Quando arrivai all’appartamento, mi avvicinai al gabbiotto di Guido.
    
    «Ciao, Guido. Ti ricordi di me?». Il custode alzò lo sguardo e sorrise.
    
    «Ma certo, ragazzo! Posso esserti di aiuto?».
    
    «Ho… bisogno della chiave dell’appartamento di Danilo» dissi, esitante.
    
    «Sei la seconda persona che mi chiede le chiavi del suo appartamento, oggi» fece lui, corrugando la fronte. «Dimmi, è accaduto qualcosa?».
    
    Sospirai. ...
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