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Quello che non volesti - 1
Data: 26/03/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
... sborrare. Se poi gli fruttava anche qualche moneta, tanto di guadagnato. Oppure si appostava nei pressi di una taverna, in attesa che qualche avventore ubriaco uscisse a svuotarsi la vescica nell’orto: allora lo avvicinava e lo convinceva a consumare l’atto con lui e dentro di lui. Poi, una notte, la sua sventura gli fece tentare l’approccio di un giovane, uscito a pisciare nell’orto di una taverna: purtroppo per lui, il giovane non era abbastanza ubriaco da lasciarsi infilare le mani nella braghetta, ma lo afferrò per il bavero e, dopo avergliele suonate di santa ragione, lo consegnò alla ronda di notte, che si trovava a passare proprio allora, nelle mani del sergente, che lo fece legare e portare in prigione. L’accidente gli fece finalmente aprire gli occhi sullo stato di degradazione in cui era precipitato; così che la mattina successiva, quando fu portato davanti al magistrato, prima ancora che si disponesse la tortura, Decenzio confessò le sue colpe, aggravandone lui stesso la portata, quasi fosse smanioso di una punizione esemplare. E la punizione arrivò puntuale: per i crimini contro Dio e contro gli uomini, il magistrato lo condannò ad essere castrato e poi bruciato sul rogo. Fu il vescovo Eugerio a salvargli la vita: il sant’uomo convinse il magistrato che ben lieve punizione sarebbero stati i pochi minuti di dolore, prima della morte, in confronto ad un vita di sofferenza e di rimorso, visti i segni di pentimento che il condannato aveva pur dato. E fu ...
... così che Decenzio venne condannato al bando perpetuo dalla città e dal contado, sotto pena di morte, se vi fosse tornato. Avrebbe dovuto essere fuori entro il tramonto del giorno successivo ed era fatto divieto a tutti, sotto pena di scomunica e di morte, di concedere al reietto aiuto o riparo. In quella triste mattina, quindi, Decenzio si era messo in cammino, accompagnato dai ricordi, dalla vergogna e dai rimorsi. Oltre che dalle voglie vergognose che neanche in questi momenti angosciosi lo lasciavano. La notte, che passò rannicchiato fra le annose radici della quercia, fu terribile e insonne: ai rimorsi per la sua vita passata, si aggiunse adesso l’angoscia per il futuro. Dove sarebbe andato? Cosa avrebbe fatto? Come avrebbe potuto, se non vincere, almeno tenere a bada le terribili tentazioni che lo straziavano? L’unica soluzione era per lui allontanarsi dal mondo, ritirarsi in un posto lontano dalla frequentazione di altre persone, di altri uomini, soprattutto. Sì, era quella la soluzione: ritirarsi in un eremo… vivere lontano da tutto e da tutti. Ma dove? Aveva sentito di eremiti che si ritiravano nelle grotte della Tebaide… ma dove si trovava questa Tebaide?... come raggiungerla?... Mentre sbocconcellava un tozzo di pane ormai secco, si ricordò di aver sentito dei cacciatori, anni addietro parlare di caverne su quelle montagne… caverne in luoghi inaccessibili, abitate da animali selvatici, da orsi e lupi… Forse quello era il posto adatto a lui, il posto ...