1. Mio suocero – 5° Sentirsi strane


    Data: 17/03/2018, Categorie: Erotici Racconti, Cuckold Dominazione / BDSM Racconti Erotici, Lesbo Autore: Zorrogatto, Fonte: RaccontiMilu

    Il giorno dopo andai a lavorare, con uno stato di eccitazione sempre più forte e la voglia di sentire mani e bocche ed attributi di altri su di me. Non riuscii ad incrociare nessun autista sul piazzale e mi fecero sapere che da quel giorno Gregorio e Stefano sarebbero stati impegnati nella nuova sede che la ditta stava allestendo, in un’altra zona della città.
    
    Con il sesso in ebollizione, mi affacciai con un pretesto alla stanza di Stefania, che mi cacciò via a male parole, dicendo che non aveva tempo da perdere con una merdina come me.
    
    In pausa pranzo, andai alla trattoria convenzionata, ma anche lì tutti era concentrati con gli affari propri e, francamente, mi mancò il coraggio di essere più sfacciata.
    
    Alla fine della giornata, tornai a casa con trepidazione: sapevo che avrei trovato Marco, mio marito, rientrato dal suo viaggio di lavoro e sarebbe stata la cosa più naturale al mondo, dopo la cenetta succulenta che avevo in mente di preparargli, di andarcene a letto a farci coccole e… e altro.
    
    Ma non potevo, per il giuramento fatto al mio padrone, suo padre, mio suocero…
    
    Così lo accolsi affettuosamente, con lunghi, appassionati baci (ma solo in bocca!), scostando le sue mani, se diventavano troppo ardite, con un «… no, dai… non mi sento tanto bene…» e lui che se ne stette, potendo aspettare che mi ristabilissi perfettamente, perché tanto «… penso che non farò altre trasferte per almeno una ventina di giorni, amore mio!» (Come sarebbe, “almeno venti giorni”??? ...
    ... non potevo resistere, così tanto!) Comunque passò quella serata ed il giorno e la serata successiva, anche se negarmi a Marco era sempre più difficile, visto che durante il giorno ero eccitata in modo quasi furibondo, ma non riuscivo assolutamente a trovare qualcuno che mi aiutasse a spegnere l’incendio che avevo tra le cosce.
    
    Rientrando la sera successiva, trovai mio marito indaffarato a preparare la valigia.
    
    «Cosa fai, amore mio?»
    
    «Ah, eccoti arrivata!» Mi sorrise, mi abbracciò e mi baciò appassionatamente «E niente… c’è stato un problema in un giacimento in Uzbekistan e vogliono che vada io, il più presto possibile! Tra… -guardò l’ora- … venti minuti passa a prendermi un collega, col quale andrò fin là…
    
    Scusami amore, ma sai quanto è importante il mio lavoro…» (Ma allora il dottor Paolo aveva ragione, che Marco sarebbe ripartito dopo pochissimi giorni!)
    
    «Oh, tesoro, mi dispiace tanto, che tu debba andare via… Starai via pochi giorni, almeno?» «Eheh, non so… penso di sì, comunque: vedrai che in tre o quattro giorni sarò di ritorno, amore mio!»
    
    Però poi dovette sbrigarsi e stava ancora chiudendo la valigia, dopo l’ultimo controllo di aver preso tutto, quando gli suonò il cellulare e lui rispose con un laconico «Ok, scendo!»; un velocissimo bacio e poi via.
    
    Come lo vidi salire in auto dalla finestra, mi ricordai i “compiti”: mi denudai, aprii al massimo le tende e le tapparelle e poi presi le tre compresse giornaliere…
    
    Che sia per colpa di quelle, che ...
«1234...»