1. Roscio er froscio - 2


    Data: 05/08/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69

    ... rumorosamente e con evidente goduria. Ma non durò a lungo: proprio sul più bello, quando il cazzo gli si stava surriscaldando, pronto a godere, il Roscio si staccò, lo prese di forza, lo ribaltò sul bordo della vasca e con un grugnito animalesco gli affondò il volto nello spacco del culo.
    
    Paoletto non si rese conto di quanto stava succedendo, se non quando sentì
    
    qualcosa di caldo scivolargli nel buco del culo. Ci mise un po’ a realizzare che era una lingua… una lingua straordinariamente lunga e consistente… il Roscio gli stava leccando il buco del culo… dentro e fuori, come fosse una figa…
    
    “No… no… no…”, protestò, facendo forza sulle braccia per sollevare il dorso.
    
    Ma l’altro lo tenne giù:
    
    “Sta buono…”, grugnì soltanto e Paoletto stette buono, assoggettandosi a quella che gli apparve un’ulteriore umiliazione.
    
    Ormai la misura era colma, non aveva più la forza di reagire, di sottrarsi a quella vergogna; neanche quando il Roscio sostituì la lingua con un dito… neanche gli sputò nel buco e di dita ce ne infilò due e poi tre, facendole scorrere lentamente dentro e fuori.
    
    Paoletto sentiva l’ano cedere alla pressione, allentare la stretta spasmodica attorno alle dita che lo stavano violando; sentiva le fitte di dolore attenuarsi pian piano, mentre il massaggio continuava e le dita nel suo culo diventavano quattro.
    
    “Che bella fighetta… - mormorò il Roscio estasiato – è da mo’ che nun me capitava un culetto vergine come er tuo, Paolé! Che bello stretto, che ...
    ... sei…”
    
    “Smettila, te prego… me fai male…”
    
    “Lassame fa’, Paolé, ché si nun te apro per bene, poi te faccio male pe’ davero, quanno te ’nculo.”
    
    Ormai del tutto vinto, Scopino lasciò fare, mentre le dita del Roscio continuavano il loro andirivieni dentro e fuori, aprendo la strada a qualcosa di più grosso. E finalmente giunse il momento: quando si rese conto di averlo ammorbidito a sufficienza, il Roscio prese un flaconcino di lubrificante da una mensoletta e se ne unse abbondantemente l’uccello ormai scalpitante, puntandolo poi sul buco e spingendolo dentro, senza un attimo di esitazione.
    
    “Ahhh!...”, gridò Paoletto, ma più per l’orrore di essere inculato, che per un dolore effettivo: il Roscio aveva fatto un buon lavoro.
    
    “Sta bono, Paolé, ché mo’ passa tutto e sentirai che bello…”, mormorò il Roscio, continuando a spingere, senza incontrare un’effettiva resistenza.
    
    “Passerà pe’ te!”, mugugnò Paoletto, che dovette comunque ammettere con se stesso che non gli stava facendo così male, come aveva temuto, e sì che il Roscio ce l’aveva grosso!
    
    Sentiva ogni centimetro che entrava, ma a parte una leggera pressione sullo sfintere, non provava altro disagio.
    
    “Ti faccio male?”, gli chiese il Roscio ormai al traguardo.
    
    “Un po’…”, rispose lui.
    
    “Il tuo culetto sta reagendo bene… sembra quasi che je piace pure a lui…”
    
    “Eh, nun vedeva l’ora de fasse fotte!”
    
    A quella battuta, il Roscio scoppiò a ridere: gli si chinò sopra, lo strinse a sé e si
    
    lasciò scivolare ...
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