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020 cumcontrol e lo psicodramma della checca
Data: 18/07/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
Due bocchini avevo fatto. Due bocchini in una volta sola. Al mio ragazzo, il mio uomo per la verità, piaceva così tanto che io mi prestassi di bocca, e di culo, alle esigenze sessuali altrui. Eravamo stati sotto il ponte, a pochi passi da un corso d’acqua che effondeva i miasmi di percolato e di fogna. Eppure, trovai eccitante quella condizione nonostante la mia giovane età, e malgrado fossi restato chino coi gomiti sulle ginocchia a sputare gli avanzi della sborra, i due mi degnarono di una pisciata sincrona sul capo. Forse poteva dirsi un atto di disprezzo. Forse un atto di comunione tra le parti. Non lo so. Non mi dispiacque però, no, salvo constatare che nella minzione i due stavano lì, in piedi, reciprocamente abbracciati ed intendi a limonare. Questo mi dispiacque. Il mio uomo non mi aveva mai limonato così. Certamente, ero fiero di offrirmi alle sue voglie malgrado mi sfasciasse il culo con una certa frequenza, ed io mi divertivo, ma quando constatai che il mio uomo fosse così audacemente in grado di limonare, mi rammaricai non poco, perché io non ero mai stato baciato così. Quando i due si scrollarono le reciproche minchie su di me, quando cioè ne asciugarono le cappelle col bordo della mia giubba, potei sollevarmi, e non feci in tempo a guardare negli occhi lo sconosciuto, che questo ci salutò sussurrano, allontanandosi in salita verso il buio sentiero. Koba, il mio fidanzato, mi sorrise, ed ebbe finalmente cura di accarezzarmi ...
... nonostante fossi stato pisciato con abbondanza. Vidi la sua espressione tornarmi improvvisamente umana, e trovai il suo gesto piuttosto tenero nei miei confronti. Risalendo, seguivo il mio uomo a passo svelto, ma la mia mente restava fissa su quel bacio. Provai dei brividi di freddo. Non so se questi brividi fossero ascrivibili al freddo del luogo, o al rammarico di aver assistito alla scena del bacio. Dovevamo riprendere però il viaggio. Ci trovavamo ancora in Slovenia e la strada per Mosca era ancora lunga. E’ da lui che andavo. Andavo a vivere da lui, si, in Russia. Ci infilammo nella macchina e lui, voltandosi verso di me che battevo i denti non disse nulla, ma uscì nuovamente, alzò il bagagliaio e prelevò una coperta di lana bianca con cui mi avvolse rientrando in macchina. - Scusami Koba, mi capita sempre di provare i brividi di freddo quando mi pisciano in testa - Sei stato bravo, lo hai fatto impazzire - Voi siete stati bravi Koba, guarda la mia lingua amore mio, guarda, è ancora tutta sborrata di te, e di lui Lui rise, mosse la testa più volte e disse “fai schifo” Ecco, vedi? Io in quegli istanti rividi il mio uomo come lo avevo conosciuto, un uomo buono, sorridente, e anche un pochino spiritoso. La macchina partì, mi accoccolai e mi misi a riflettere. Che sciocco che ero stato – pensai – a dubitar di lui fino al punto di dubitare del suo amore. Ma di che cosa stiamo parlando. Koba era il mio uomo, perfetto, senza null’altro ...