1. L'amore e la violenza - 1987


    Data: 26/06/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: HegelStrikesBack, Fonte: Annunci69

    “Estate, sei calda come i baci che ho perduto”.
All’epoca, sa, i tatuaggi erano un po’ da galeotto, da chi aveva un vuoto incolmabile dentro e non sapeva come raccontarlo all’esterno oppure erano un atto di coraggio, una prova di forza… altrimenti quella frase me la sarei tatuata. Oggi sarei ridicolo, alla mia età.
    
    Comunque quell’estate 1986 aveva segnato l’inizio di una nuova vita per me, quella con Bernardo. Con lui accanto non avevo più paura di nulla: della mia famiglia, della non accettazione, del vuoto incolmabile dentro che non sapevo tirare fuori e che coprivo a suon di cappotti da un milione e mezzo. A capodanno eravamo andati a sciare a Cortina con i suoi fratelli, che mi trattavano come uno di famiglia. Io mi sentivo bello, importante, potente. Un po’ tipo Stefania Sandrelli in “Vacanze di Natale”, ma più fica.
    
    Una sera di gennaio, quasi un anno dopo che ci eravamo conosciuti, Bernardo mi portò con sé a Morea al Porto. Avevamo litigato la sera prima: mi preoccupava infinitamente il suo essere sempre così in prima linea. Era gente che non scherzava quella. E se gli fosse successo qualcosa? Se una sera non fosse rincasato? A chi avrei dedicato tutto l’amore che avevo dentro, che mi gonfiava il petto? Le urla volarono, amplificate dalle architetture rigorose e dagli spazi vuoti della villa. “Domani vieni con me, capirai che non c’è nulla di cui preoccuparsi.”
    
    Bernardo, Donato e Antonino, come raccontai a Letojanni nella mia dichiarazione fiume, ...
    ... incominciarono a fare i contrabbandieri a 15 anni, nel 1972. Il padre era morto da poco, la madre si arrangiava come poteva per portare a casa qualche spicciolo, e loro come spesso accade a quell’età, erano finiti su una cattiva strada. Cattiva, poi… chi siamo noi per giudicare cosa uno fa per far sì che la madre non venga sfrattata, umiliata e derisa per non aver saputo come fare a mettere a tavola due pasti caldi e dei vestiti nell’armadio per i propri figli?
Ad ogni buon conto, i tre Iannelli erano svegli, svegli come volpi. Partirono scaricatori e intorno ai trent’anni gestivano la quasi totalità del contrabbando di sigarette della città.
    
    Per loro lavoravano sei squadre da circa sessanta persone ciascuna. Gli scafisti partivano dal porto con le lance e raggiungevano i “palmos”: contrabbandieri greci con cui si facevano ottimi affari e che li attendevano a 15 miglia dalla costa. Dalle loro navi scaricavano la merce sulle lance e via, a tutta birra di nuovo al porto di Morea. Ogni lancia caricava dalle 80 alle 100 casse, da 50 stecche ciascuna quindi ogni sera al porto rientravano dai 40 ai 50 mila pacchetti di sigarette. Può solo immaginarsi il giro economico.
    
    Bernardo era stato sincero con me. Lui non era in prima linea, dal porto dava indicazioni e poi tutto il resto avveniva da sè. Donato, il fratello maggiore poi si occupava dello stoccaggio delle casse in alcuni immobili abbandonati a Morea e Antonino, il fratello minore, dello smistamento: le sigarette venivano caricate su ...
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