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In carcere
Data: 24/06/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: masoc, Fonte: EroticiRacconti
... delle lenzuola e una coperta. Poi iniziò il percorso di avvicinamento alla destinazione finale, la cella, quella che sarebbe stata la sua dimora nei prossimi anni. Marco era psicologicamente distrutto all’idea di dover essere recluso e terrorizzato al pensiero di chi avrebbe trovato come compagni di cella. Attraversarono lunghi corridoi illuminati da neon, interrotti da grandi cancellate chiuse a chiave e sbucarono in un ampio locale, all’interno del quale si aprivano le celle. Il secondino che lo accompagnava si diresse verso una sita proprio al centro, estrasse una chiave, aprì e lo fece entrare. La cella era vuota. All’interno quattro brande di cui tre già evidentemente occupate ed una con la sola rete e materasso. Un cucinino, un tavolo e delle sedie costituivano il resto dell’arredamento. Una porticina semiaperta faceva intravedere una stanzetta con lavandino e tazza. - Quello è il tuo letto, buona fortuna. La pesante porta di metallo si richiuse fragorosamente e la doppia mandata gli confermò, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il suo stato di detenuto. Volse lo sguardo intorno, alle pareti foto di donne nude, un calendario ed un poster della Juve - e qui dentro quale altra squadra se non la rubentus - pensò con amara ironia Marco. Non sapendo cosa fare, passò il tempo preparandosi il letto con le lenzuola che gli erano state date. Aveva appena finito quando un improvviso clamore provenne dall’esterno. Voci che diventavano sempre più ...
... numerose e rumorose. La porta si spalancò, tre persone entrarono accompagnate dal vociare dei detenuti che rientravano dall’ora d’aria, e immediatamente si richiuse. Marco li osservò, il primo ad entrare era stato un anziano dall’età indefinibile, potrebbe aver avuto settanta come novant’anni. Fisico minuto, spalle cadenti, radi capelli bianchi, volto rinsecchito. Un vecchio in tutto e per tutto tranne che per un particolare. E che particolare… gli occhi erano quelli di un giovanotto, uno sguardo acuto e indagatore che stava passando Marco ai raggi x. Gli altri erano due ceffi da galera, uno grande e grosso, sui trent’anni, capelli neri, sopracciglia folte, fronte bassa, un velo nero di barba che arrivava fin oltre gli zigomi. E due paia di ciglia che avrebbero fatto invidia ad una ragazza e contrastavano con tutto il resto dandogli lo sguardo di un cerbiatto nel corpo di un gorilla. L’altro più vecchio, sui quaranta/quarantacinque, smilzo, biondastro, occhi celesti, slavati. Baffetti in tinta con i capelli, mani macchiate dalla nicotina. - E tu chi sei? – era stato il vecchio a parlare, gli altri due si limitarono ad osservarlo incuriositi. - Mi chiamo Marco, sono stato assegnato a questa cella. Il vecchio, sempre guardandolo fisso, bussò alla porta di ferro e quasi immediatamente lo spioncino si aprì. Un secondino si affacciò. I due confabularono per qualche minuto, poi lo spioncino si richiuse. Il vecchio si voltò sorridendo. - Bene Marco, benvenuto ...