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In carcere
Data: 24/06/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: masoc, Fonte: EroticiRacconti
- Lei sa cos’è la nemesi? Quando era stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere, mai avrebbe immaginato di dover rispondere a una domanda del genere. Omissione di soccorso, ma lui non si era nemmeno accorto di aver investito quel ciclista, aveva sì sentito un rumore, ma pensava di aver urtato qualcosa di inanimato o, al limite, un animale. E per fortuna non c’erano state gravi conseguenze di ordine fisico, solo escoriazioni e un leggero trauma cranico, niente di grave. Ma il giudice era stato irremovibile, tre anni e sei mesi. Marco, ragazzo di buona famiglia, figlio orfano di un noto uomo politico, la madre ricoverata in una clinica privata in preda all’Alzheimer, aveva visto la propria vita andare in frantumi. Perso il lavoro, lasciato dalla fidanzata - Mi dispiace, ma non posso aspettare tanto tempo, non sarei onesta se ti dicessi il contrario. Era stato catapultato in una realtà sconosciuta e paurosa, il carcere. Ce l’avevano portato i carabinieri, dato in consegna alle guardie carcerarie si era dovuto sottoporre ad un’umiliante ispezione corporale ed era stato accompagnato nell’ufficio del direttore che aveva scoperto, con sorpresa, essere una donna. Il fatto l’aveva in qualche modo rincuorato, una donna forse sarebbe stata clemente con lui, in fondo non era un delinquente, avrebbe fatto appello al suo istinto materno. Congedata la guardia che lo aveva accompagnato restò in piedi davanti alla scrivania. La direttrice era una donna ...
... sulla cinquantina, bionda, capelli raccolti in una crocchia, un viso che in gioventù doveva essere stato bello, l’espressione severa e due occhi dallo sguardo penetrante che lo osservavano dietro le lenti di occhiali con una montatura fuori moda. - Lei sa cos’è la nemesi? – la domanda lo colse impreparato. - Se non lo sa glielo dico io. Marco, interdetto, allargò le braccia. - Nemesi è la dea che simboleggia la giustizia. Nella tragedia greca, la nemesi storica fa sì che le colpe dei padri ricadano sui figli. Marco, sempre più perplesso, la guardò interrogativo. - Lei è il figlio dell’onorevole Andreolli. Era un’affermazione, non una domanda, ma lui rispose ugualmente - Sì ma, come sicuramente saprà, mio padre è morto due anni fa. La direttrice lo guardò fisso, soppesandolo - Voglio farle una confidenza… per motivi che non sto qui a spiegarle, suo padre mi ha rovinato la vita. Lui è morto ma il mio odio per lui è ancora vivo. Marco impallidì. Quelle parole lo misero in grande agitazione, vuoi vedere che questa ora se la prende con me? - Di solito i detenuti come lei, giovani, capitati qui quasi per sbaglio cerchiamo di non mischiarli ai delinquenti abituali. Purtroppo sa, con il sovraffollamento delle carceri, non credo che potremo rispettare questa regola. Premette un pulsante sulla scrivania e dopo pochi secondi la porta si aprì e comparve la guardia di prima. - Lo accompagni in cella. Prima passarono dal magazzino, gli furono date ...