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La marchesa di colfiorito - 1
Data: 10/06/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
... che sarebbe successo se li avesse superati? Che sarebbe successo, come avrebbe reagito se lo avesse importunato? Tommaso non lo sapeva, non si era mai posto il problema, anche perché il marchese non gliene aveva mai dato l’occasione. Incredibile a dirsi, ma in effetti non ci aveva mai provato; non che lo scudiero non gli piacesse, anzi: Rodolfo se lo mangiava con gli occhi; ma a differenza delle altre volte, quando qualcuno aveva attirato la sua attenzione, adesso il marchese si sentiva frenare da uno strano imbarazzo, una ritrosia inspiegabile, che nulla aveva a che vedere con la particolarità del sentimento. Certo, non era usuale portarsi a letto un altro uomo, anzi era decisamente riprovevole, sanzionato dalle leggi divine e umane; ma che ci stanno a fare i privilegi di classe? Chi si sarebbe mai sognato di criticare o mettere sotto accusa un barone del Regno per simili inezie? Quello che per taluni poteva portare alla gogna pubblica, con una carota infilata nel deretano, se non di peggio, per altri portava tutt’al più ad un fiorire di pettegolezzi, pruriginosi quanto si vuole, ma rigidamente confinati nei bassifondi del castello. Tommaso uscì dalle stalle con due cavalli sellati e si fermò ai piedi dello scalone che saliva agli appartamenti privati, al primo piano dell’ala nobile, in attesa che arrivasse il marchese; il quale poco dopo scese infatti con passo svelto, balzò in sella al cavallo e con un: “Vieni, Tommaso”, lo lanciò al galoppo, sfrecciando ...
... poco dopo fuori dal castello con un martellio fragoroso degli zoccoli sul ponte levatoio. Tommaso lo seguì a ruota, ma già lo stallone del marchese galoppava gagliardamente in lontananza, quasi volesse scaricare tutta l’energia compressa, sua e del suo cavaliere. Dopo aver attraversato una vasta distesa di prati maculati dalle chiazze rosse dei papaveri, giunsero al grande fiume, la cui riva presero a seguire sempre distanziati di qualche centinaio di metri l’uno dall’altro. Arrivati ad un’ampia radura, lambita dalle acque del fiume, che allargandosi in quel punto, scorrevano ancor più pigramente, il marchese arrestò il cavallo e balzò a terra. “Ce l’hai fatta ad arrivare, lumaca!” disse sorridendo allo scudiero, che sopraggiungeva. “E’ il vostro stallone che ha il diavolo in corpo.” scherzò l’altro, smontando di sella. Lasciati al pascolo i due animali, scesero il leggero declivio verso la sponda del fiume. “Che meraviglia… - fece Rodolfo, guardandosi attorno – E’ una gran bella terra che il buon Dio ci ha regalato.” Tommaso non rispose, non c’era niente da rispondere. Il marchese si sedette a terra e si distese sul folto tappeto erboso, incrociando le braccia dietro la nuca. Stette un po’ in silenzio, respirando a pieni polmoni, poi voltò la faccia verso Tommaso, in piedi lì accanto e: “Cosa fai? – gli disse – Vieni a sdraiarti vicino a me.” L’altro rimase un istante interdetto, poi gli si distese accanto, reprimendo l’imbarazzo che gli suggeriva ...