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La marchesa di colfiorito - 1
Data: 10/06/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
“Secondo te, se l’è già fatto la marchesa quello lì?”, ghignò il mozzo di stalla, accennando con la testa al giovanottone che stava attraversando l’ampio cortile del castello, diretto alle stalle dei cavalli. Il giovanottone in questione era Tommaso, figlio cadetto del duca di Casale, che anziché darsi alla carriera ecclesiastica, come avrebbe richiesto la consuetudine, aveva preferito cercarsi un impiego come scudiero e alla fine si era messo al servizio del marchese di Colfiorito, conosciuto nei pettegolezzi dei bassifondi del castello come “la marchesa di Culfiorito” e possiamo immaginarci il perché. Non che fosse una femminuccia o robe del genere, intendiamoci; anzi, il marchese Rodolfo di Colfiorito era un trentenne alto e robusto, plasmato sui campi dell’onore, nei tornei e nelle battaglie, guadagnandosi ogni volta la palma della vittoria. Il suo minuscolo tallone d’Achille, se così possiamo dire, era una certa predisposizione a farsi scaldare il letto da compagnie di sesso maschile, anziché femminile. Naturalmente tutto avveniva nella massima discrezione e chi sapeva, taceva, o per fedeltà o per paura. Ma le chiacchiere fanno presto a nascere, si sa, e quanto più sono stuzzicanti o maldicenti, tanto più trovano orecchie compiacenti all’ascolto. “Sta zitto, imbecille! - sibilò il capo stalliere, allungandogli uno scapaccione – Vuoi finire appeso ai merli del castello?”, e si tolse il berretto cencioso, accennando un inchino al cavaliere che stava ...
... passando. Degnandoli appena di uno sguardo, Tommaso raggiunse le stalle, dove fece sellare due cavalli, uno per sé e l’altro per il marchese, che quella mattina aveva espresso il desiderio di fare una cavalcata lungo il fiume, che scorreva a qualche lega dal castello. Tommaso, naturalmente, sapeva tutto dei gusti del marchese: il servizio malelingue aveva provveduto ad informarlo debitamente con il pretesto di metterlo in guardia e stesse pronto a pararsi il culo in caso di bisogno; ma in realtà col malcelato proposito di godersi lo sconcerto sul volto del malcapitato scudiero, nel momento in cui sarebbe venuto a conoscenza dei pericoli che rischiava di correre. Tommaso, però, li aveva delusi, facendo spallucce e limitandosi a commentare con un secco: “Affari suoi.” Il che aveva instillato nell’animo bacato delle malelingue prima il dubbio e poi la certezza che qualcosa fra i due, se non era ancora successo, stava ormai per succedere: da qui la velenosa insinuazione del mozzo di stalla, che il capo stalliere aveva provveduto debitamente a sanzionare con uno scapaccione. In effetti, a Tommaso non interessava nulla da chi il marchese si facesse scaldare il letto: nonostante la giovane età, aveva appreso che non bisogna mai dare niente per scontato, che i gusti delle persone sono più variegati di quanto si possa immaginare e ognuno ha il diritto a soddisfarli, purché si resti nei limiti del buon senso. E finora nei limiti del buon senso il marchese ci era rimasto … già, ma ...