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L'autostop va pagato
Data: 31/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: aramis2, Fonte: Annunci69
Lo vidi in lontananza, camminava sull’autostrada nella mia stessa direzione. Non sembrava un autostoppista esperto, ma sicuramente lo era. Non solo stava facendo dell'autostop illegale su un’autostrada, ma non riuscivo neppure a ricordare l'ultima volta che avevo visto un autostoppista sulle strade. Sopratutto non riuscivo a ricordare di averne visto uno così stranamente equipaggiato. Non riuscivo a capire quanti anni avesse, ma certamente sembrava giovane, non più di diciannove anni. Aveva uno zaino che gli pendeva da una mano ma era a torso nudo con una maglietta bianca appoggiata sulla spalla, jeans tagliati abbassati sul sedere ed infradito. Non era proprio la tenuta per camminare sull’asfalto di un’autostrada. Era di altezza media e più magro che grasso, anche se sembrava ben fatto. Aveva lunghi capelli biondi, raccolti in una coda di cavallo che gli scendeva sulla schiena. Nel classico stile dell’autostoppista, si fermò ai margini della strada col pollice alzato. Quando gli fui più vicino pensai che non doveva camminare da molto perché non penso che qualcuno possa camminare a lungo su di un’autostrada. Quando lo sorpassai ci guardammo e mi sorpresi a frenare. Non ho idea del perché lo feci; non avevo mai preso a bordo un autostoppista prima di allora. Aprì la portiera posteriore e lanciò dentro lo zaino, poi aprì la portiera anteriore mettendo dentro la testa chiese: "Posso avere un passaggio o deve uscire alla prossima uscita?" "Sali", risposi, "devo stare ...
... ancora a lungo sull’autostrada." Il suo zaino era già dietro e quindi ambedue sapevamo che la richiesta era solo una formalità. Lui allargò la maglietta sul sedile prima di sedersi, mi piace tenere la macchina pulita e raccogliere qualcuno così era un’esperienza nuova per me. "Grazie di nuovo", disse allacciandosi la cintura di sicurezza ed io ripartii. "Bella macchina", disse, "Una Lexus nuova?" "Sì, grazie. Mi piace." "Questi SUV hanno un sacco di spazio. Si potrebbe fare una festa lì di dietro." Non avendo una risposta adatta non dissi niente. "Come ti chiami?" chiese. "Claudio", risposi. "Sto tornando dopo un fine settimana in montagna." Non era un gran discorso ma non avevo voglia di chiacchierare. "Bello! Io mi chiamo Tommy. Non so dove sto andando, voglio vedere dove mi porta la mia intelligenza e la mia abilità." "Esplorando il mondo dopo il liceo e prima dell’università, suppongo." "Ummm; qualche cosa del genere." Restammo silenziosi per molti chilometri. Lui alzò le braccia e fece alcune torsioni avanti ed indietro sul sedile, poi si massaggiò il bicipite e fece correre una mano sul torace e giù sugli addominali. Non potevo fare a meno di osservarlo. "Faticoso fare l’autostop, credo", dissi. "Huh?" “Deve essere faticoso fare l’autostop così. Il tuo zaino deve essere pesante; devi avere i muscoli legati." "Sì, direi di sì", disse, e poi rise un po’ nervosamente. "Ok, si sta avvicinando l’ora di cena. Cosa posso fare in cambio ...