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L'amore e la violenza - 1986
Data: 24/05/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: HegelStrikesBack, Fonte: Annunci69
... pulsare nella mia bocca. Vedermi così, in quella tutina così stretta che mi fasciava ogni singolo muscolo e ogni singola curva del culo, dei fianchi e del cazzo lo aveva mandato in estasi. Venne in pochi minuti dentro la mia bocca e ingoiai alla svelta, avevo un obiettivo quella sera: avere nuovi clienti. Anche perché quell’arpia della signora Gualandi oltre a farmi cacciare di casa mi aveva lasciato senza un soldo per lo shopping e quello era un affronto intollerabile. “Ivan, sei sicuro che non vuoi che ti accompagni? Non è che ti ficchi in qualche casino vero?” “Io spero che qualche casino me lo ficchino… su per il culo però.” Mi guardai ancora nello specchio. Ero veramente bellissimo come dicevano tutti, beh, molto diverso da come mi vede adesso… sa, gli anni che passano, i dolori, la malattia… il corpo cambia. Ma allora no, allora ero uno schianto. Un vero schianto. Alto un metro e ottantacinque, pesavo meno di sessanta chili. E che gambe che avevo. Saverio diceva che quando ballavo sembravo la Parisi. Alta, bionda, con quelle gambe strepitose. Mi resi conto che la bellezza è un privilegio e come tale non è per tutti. E da quella sera nemmeno io lo sarei più stato. Circa 30 chilometri separavano casa di Saverio dal “Sassofono blu”, locale da poco inaugurato e con un simpatico nome omaggio alla hit di Nada “Amore disperato”: io li percorsi cantando come una pazza le canzoni di Grace Jones che uscivano dal mangianastri della mia Dyane. Arrivato al “Sassofono ...
... blu” i buttafuori mi fecero entrare sgranando gli occhi, probabilmente non avevano mai visto una creatura simile entrare. Non era ancora tardissimo e non s’era fatta ancora tanta gente quindi riuscii ad accaparrarmi un cubo senza grosse difficoltà. Avevo gli occhi di tutti addosso, alcuni si chiedevano se fossi maschio o femmina, altri si avvicinavano per accertare, molti mi volevano e basta. Fu in un movimento di testa che lo vidi, seduto su un divanetto di pelle nera di una volgarità disarmante. Con lui c’erano altre persone. Cinque forse, o anche di più, forse sette chi si ricorda. Indossava un completo grigio scuro a quadri e un lupetto nero. Carnagione scura, occhi neri come la notte più buia. Capelli ricci un po’ lunghi. Fumava. I nostri occhi si incrociarono, prese una flûte di champagne e la portò verso la bocca per bere. I miei movimenti rallentarono. Mai avevo desiderato qualcosa così ardentemente come di essere quel bicchiere o quella Nazionale senza filtro ed avvicinarmi a quelle labbra. Accentuai ogni movimento, ogni gesto. Sembrava ballassi al rallenty. Non mi toglieva gli occhi di dosso, s’avvicinò all’orecchio di un altro ragazzo. Col tempo avrei imparato che era suo fratello Donato. Gli sussurrò qualcosa nell’orecchio, Donato s’allontanò. Dopo quattro o cinque canzoni ancora scesi dal cubo, per andare in bagno a sistemarmi il trucco e bere qualcosa. Mi chiamarono dal bar con un cenno. M’avvicinai scocciato, che cazzo volevano? A me, con un ...