1. Sogni d'estate (edm.23 - ultima puntata)


    Data: 28/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69

    ... alberi caduti che ogni tanto dovevamo faticosamente scavalcare e a volte notavamo, adiacenti al sentiero, resti di muretti a secco diroccati che in passato delimitavamo, probabilmente, campi o aree di pascolo.
    
    Felci verdissime e rigogliose proliferavano nel sottobosco invaso, a tratti, da enormi rovi spinosi dalle foglie di un verde ancora più intenso: la natura con la sua immane forza si era caoticamente ripresa ciò che l’uomo aveva abbandonato.
    
    Salendo provavamo entrambi un senso di rispettosa meraviglia frammisto ad una leggera inquietudine alimentata dai misteriosi rumori del sottobosco: ci sentivamo quasi due esploratori in un mondo agreste e dimenticato.
    
    Gli sprazzi di cielo che, talvolta, la fitta vegetazione lasciava intravedere, erano di un azzurro intenso solcato da veloci nuvole bianche.
    
    Arrivammo così in un punto in cui dal sentiero principale se ne diramava uno più piccolo che, pochi passi dopo, arrivava ad un ruscelletto quasi in secca se non fosse stato per piccole pozze dove nuotavano, frenetici, piccoli girini neri. Superate con agili saltelli le pozze, si spalancò davanti ai nostri occhi l’incanto di una vasta proprietà terrazzata che si apriva sul versante della valle, come sospesa nello spazio.
    
    “Siamo arrivati” disse Eugène
    
    Doveva essere abbandonata da parecchi anni perché l’erba non più tagliata da mano umana si era avviluppata, crescendo su sé medesima determinando in diversi punti strane gibbosità. I muri dei terrazzamenti – calcolai ...
    ... che dovevano essere disposti almeno su quattro livelli – erano invasi dalla vegetazione e, in più punti, sul punto di cedere. Sul terrazzamento centrale si apriva, a sfidare il tempo e la natura, una grande caseggiato rettangolare a due piani interamente in pietra che, grigia, strideva con i colori sfacciati dell’estate al suo apice. Tronchi d’edera spessi quanto il polso di un uomo si erano arrampicati su un lato dell’edificio arrivando fino al tetto, costituito anch’esso da ampie losanghe di pietra scura.
    
    Tutto incuteva un senso di struggente, grandioso disfacimento e, al tempo stesso, affascinava le nostre giovani menti con le incredibili potenzialità che un posto del genere possedeva.
    
    Ma la cosa più straordinaria e magica era il suono, una specie di rombo, lontano e tonante, che si udiva distintamente in sottofondo. Scrutando con maggiore attenzione vidi che, all’estremità opposta, i terrazzamenti si interrompevano bruscamente: il rombo che sentivano era il rumore di un fiume che correva laggiù in basso dove il crinale della montagna sembrava attraversato da una ferita scura di coltello per poi innalzarsi, verticale ed ombroso, sul versante opposto.
    
    Anche uno come me, pienamente razionale, percepiva quelle che la mamma di Eugène avrebbe chiamato energie.
    
    “Allora cosa ne pensi?”
    
    Gli presi la mano stringendola forte nella mia prima di rispondere “questo posto è un sogno!”
    
    Ci addentrammo poi nell’esplorazione del caseggiato: le intemperie avevano danneggiato ...
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