1. Sogni d'estate (edm.23 - ultima puntata)


    Data: 28/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Fab80, Fonte: Annunci69

    ... contempo, uno spazio espositivo aperto ad altri e, chissà, magari anche un temporaneo rifugio per chi, scultore, musicista, poeta o scrittore, voglia ritrovarsi, sfuggendo alla frenesia del mondo!”
    
    Ero affascinato dalla visione di Eugène; l’emozione mi travolgeva sentendolo parlare del suo progetto ed, evidentemente, tale effetto era condiviso anche da Elsa che abbracciò il figlio in una commossa e prolungata stretta:
    
    “E’ un’idea meravigliosa tesoro! Insisterò anche io con lui, anzi lo pretenderò, e sono sicura che tuo padre acconsentirà!”
    
    “Non sarà facile! Farà di tutto per costringermi a seguire il suo percorso obbligandomi, col ricatto, a prendere una stupida ed inutile laurea in qualcosa che mi disgusta!”
    
    “Tu lo sottovaluti caro: papà è un uomo fin troppo calato e, perso direi, nella realtà ma, credimi, ha una visione, diversa dalla nostra, orientata ad altri obiettivi, ma ce l’ha! È vero, ha ereditato dal padre e dal nonno una situazione di potere e di influenza, ma, cosa niente affatto scontata, ha saputo adeguarsi ai tempi, cavalcare anzi le trasformazioni del sistema per costruire l’impero che oggi possiede. Nonostante tutte le incomprensioni che possono esserci state tra noi, sei suo figlio e nella tua determinazione di oggi rivedo la sua di ieri. Parlagli: non avere paura!”
    
    Tacque risedendosi, in preda ad una visibile agitazione, sulla sedia in vimini dallo schienale alto: seguì un silenzio denso di immagini che parevano, quasi, addensarsi ...
    ... nell’aria sopra le nostre teste.
    
    Dopo due o tre minuti la signora parlò di nuovo: “Eugène, caro: ho la gola secca, saresti così gentile da andare dall’inserviente a chiedere una bottiglia d’acqua con qualche bicchiere?”
    
    “Sono contento che mio figlio abbia al fianco qualcuno che gli vuole bene” proseguì Elsa, come parlando fra sé, una volta che restammo soli.
    
    Imbarazzato, non risposi nulla, limitandomi a sorriderle mentre continuava: “Dovete aver cura sai, di questa emozione, accudirla come fareste con una pianta delicata, sondarne tutte le sfumature come si fa con i colori per, infine, trovare quello che vi rappresenta meglio”.
    
    Sedutomi vicino a lei mi muovevo a disagio sulla sedia. “sst! – proseguì – non devi dire nulla! Osserva e basta! Oh, ecco che arriva l’acqua!”
    
    Da quel punto in poi la conversazione scivolò su argomenti molto più prosaici fino a quanto, fattasi ora di cena, salutammo la signora per dirigerci sulla via di casa.
    
    “Come l’hai trovata oggi?” mi chiese il mio amico quando eravamo già in auto
    
    “Straordinariamente lucida direi e in forma: penso che per certi aspetti vi somigliate molto!”
    
    “Sicuramente! Ma, cosa ti ha detto quando siete rimasti soli?”
    
    “Che dobbiamo aver cura della nostra emozione!”
    
    “Mia madre è irrimediabilmente pazza, allora!” rispose dandomi un pugno sulla coscia, prima di sciogliersi in una contagiosa risata.
    
    La serata passò come al solito e la mattina dopo andai in università per consegnare, finalmente l’articolo ...
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