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005 liquami dall'inferno
Data: 17/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
... invece era basso, panciuto, grandi orecchie e bianco di capelli con grosse scarpe lucide ai piedi. I primi due mi afferrano per le caviglie e mi trascinarono via dal mio rifugio. Io volevo urlare ma fui atterrito del tutto a tal punto da non avere voce. Erano urla silenziate le mie e la cosa mi gettò in una angoscia tachicardica. Andai come in iperventilazione polmonare. Ero terrificato e mi aggrappai alle gambe dello scrittoio ma il più basso dei tre schiacciò con forza i miei polsi con le sue grosse scarpe lucide che le mie mani cedettero. Io urlai, ma non udivo nulla, e il cuore batteva all’impazzata e mi mancava l’aria. Volevo aria. Aria. Io stavo morendo sul serio. Fui preso a peso morto e riposto nel letto mentre io ero in preda ad iperventilazione ma volevo ancora aria. Due di loro tennero fermi i polsi e le caviglie. Il terzo allora sbottonò la mia camicia. Sentii il mio cuore cedere e l’affanno era tale che voltai gli occhi all’olmo di là dalla finestra nell’ultimo disperato tentativo di prendere aria. Aria. Volevo solo aria. E fu in quel preciso momento che la mia mente levò via ogni legame con il suo corpo. La mente è prodigiosa quando avverte l’imminenza del pericolo che travaglierà il suo corpo. Con esso recide ogni legame. Mi concentrai dunque nell’iridescenza capovolta dalle sue argentee fronde secolari e se gli uomini maneggiarono sui miei abiti io mi sospinsi via nel fogliame di quella notte come quasi a cercarvi riparo e per incanto, a poco a poco, ...
... io ripresi il respiro regolare anche se ancora in preda all’affanno. Gemetti, il che diede ad intendermi che la voce m’era tornata. Finalmente sentivo di nuovo la mia flebilissima voce atterrita. Ma tacqui. I tre mi levarono la camicia ed io pregai il buon dio. Poi mi fu liberata la cintola, fu allentata la zip e mi furono calate le brache e le mutande. I calzini furono gli ultimi indumenti della mia svestizione. Ero in affanno ma respiravo. Guardavo a destra poi a sinistra, poi di nuovo a destra e poi ancora a sinistra, nella sequenza ritmica del folle messo a giacere sulla graticola che incendierà le sue carni. Voltai lo sguardo alla finestra e seguitai nelle mie preghiere cercando di acquietare il mio respiro o mi sarebbe spaccato il cuore. Giacevo nudo e inerte con quei tre uomini chini sul proprio banchetto. Le lingue si insinuarono tra le mie ascelle. La terza di queste scelse i miei piedi per dilettarsi un poco fra le dita. Poi le due lingue scelsero i capezzoli ed il terzo li raggiunse quasi mordendomi il ventre con sommo tatto. Allora capii che costoro non erano venuti a farmi del male. Nuova carne fresca era giunta in convento e le voci di corridoio sussurravano scalpitanti ordendo banchetti segreti all’insaputa del direttore. Ma il direttore aveva già consumato il suo “ius primae noctis”. Mi accorsi che nonostante l’indifferenza ai miei moti d’animo, i tre signori banchettarono sul mio corpo con molto riguardo. Le loro lingue disinteressate al ...