-
005 liquami dall'inferno
Data: 17/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
... scarpe e i due mi reggevano sotto le ascelle trascinandomi fino al corridoio delle camerate. L’eco delle mie urla salirono nel cielo nervato del grande corridoio senza vita. Mi chiusero in cella con loro, la mia cella, e in quel luogo angusto ultimarono il mio pestaggio per poi immobilizzarmi del tutto. Urlai ma non fui udito, se non dalle effigi scolpite del lungo corridoio fuori dalla porta. Dovetti calmarmi. Strinsi forte il mio cuscino e mi abbandonai al pianto. Quando aprii gli occhi i due uomini stavano ancora là, nella stanza, immobili. Mi scrutavano con curiosità e gli occhi sottili brillavano di luce sinistra, euforica, dionisiaca. Uno di loro allungò il braccio e mi accarezzò lascivamente la gamba mordendosi un labbro. Io balzai ma l’altro con mano ferma mi rimise giù. Lo udii mormorare all’altro di lasciarmi stare e che in fondo, in fondo il loro lavoro era ultimato. Si girarono, uscirono via dalla porta che udii richiudersi con gesto sicuro. Sentii serrarsi il battente con doppio giro di mandata. Dormii tutto il giorno e tutta una notte. Non mi spogliai. Mi svegliai nella mia cella sventurata nel cuore della notte. Avevo in gola ancora il salmastro seminale dell’uomo di chiesa, quando d'improvviso sentii urla spezzare un silenzio tombale della notte profonda. Trattenni il fiato dalla paura. Fuori dalla finestra il fogliame del grande olmo balenava d’argento alla pioggia battente. Udii urla strazianti, udii il sordo battere di ...
... corpi umani e l’ira di uomini tronfi di potenza. Le urla si propagarono come un onda d’urto. Si rincorrevano nel moto aereo tra le nervate crociere delle grandi volte. Fu come se tutta la disperazione del mondo si sollevasse da un mare calmo in un’onda imponente. Quelle urla erano sempre più nitide. Giungevano come grande onda che montava la schiuma dello schianto imminente contro la porta della cella. Era un onda disperata di anime invisibili che correvano veloci contro di me quasi a chiedere asilo al mio povero cuore. Il mio cuore batteva all’impazzata. Misi le mani davanti agli occhi. Non volevo vedere no, no. Ma poi quelle urla deviarono improvvisamente per un altrove che non potevo ancora conoscere e la porta restò serrata. Quelle voci si affievolirono poi, e al sordo silenzio che ne fece seguito si insinuarono i rintocchi di passi sicuri che incalzavano nell’eco sempre più vicino. I rintocchi divennero più chiari, nitidi, vicini. Clic clac, clic clac, clic clac. Ecco che la porta si aprì di scatto. Il mio cuore esplose nel mio petto in battiti fuori controllo. L’aria fu risucchiata ed io balzai dal letto andandomi a rannicchiarmi sotto lo scrittoio. Vidi tre nere figure di frati in abito lungo. Avevano in mano grosse corde intrecciate del tipo in uso fra i portuali. Il primo era alto, magro, senza capelli, testa grossa e mani enormi. Il secondo aveva l’aria di essere ancora più alto e recava sulla testa oblunga una fitta scapigliatura d’argento. Il terzo ...