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La milleduesima notte
Data: 04/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
... con la morte in cuore, il Principe Shahzam…” “No, mio diletto, - lo interruppe il Re – già prevedo in questa tua canzone lacrime e sangue. Ho il cuore oppresso stasera, cantami una storia allegra.” Karim sorrise, rimase un momento assorto a riflettere, poi mosse le dita sulle corde e cominciò: “Il derviscio di Mossul…” Era una canzone in voga nelle caserme e nei postriboli, e il Re la conosceva bene, per cui sorrise, quando Karim si interruppe dopo le prime note e lo guardò per averne l’approvazione. Al cenno del Re, riprese: “Il derviscio di Mossul danzava nelle piazze dei villaggi; e quanti bei fanciulli vedeva, tanti ne afferrava nelle sue giravolte e copriva di baci. Un dì un fanciullo di bellezza rara vide e gli corse incontro, ma quello si sottrasse alla mano che ghermirlo voleva e correndo via, al derviscio faceva marameo. Infuriato il derviscio lo rincorse e ad ogni passo la sua voglia si accendeva. E più il fanciullo inseguito correva, più nel derviscio la voglia cresceva, così che sul più bello il corno dell’ariete gli si inciampò tra i piedi…” A quel punto, il Re scoppiò a ridere, immaginando il povero derviscio che correva inciampando nel suo stesso uccello. “… ed in un fosso lo mandò a cadere, strapieno di lordure. Allor piangendo e bestemmiando di stizza e di dolore, sempre più il derviscio nella melma, si rotolava ed il pugno mostrava al fanciullo impertinente che da ...
... lontan lo sfotteva. Mentre invano cercava di rialzarsi in piedi, e scivolava ogni volta nel fango putolento, ecco il fanciullo gli si fece accosto e gli mostrò il culetto succulento: “Era questo, derviscio, che volevi - lo derideva – ho qualcosa per te, eccolo, senti.”, e puntatogli contro il bell’oggetto, lasciò partire un rumore sì violento, da richiamare tutto il vicinato. E quando videro il derviscio lordo di fango e di letame, ognun scese per strada, coprendolo di insulti e di risate.” Quando la canzone terminò, il Re rideva senza ritegno: quante volte l’aveva ascoltata dai suoi soldati durante le marce o la sera attorno ai fuochi del bivacco, quando le distanze fra il Sovrano e i sudditi sembravano assottigliarsi. “Vieni qui.”, disse allora a Karim, battendo con la mano accanto a sé sul letto. E il giovane, deposto a terra il liuto, andò a sederglisi accanto. “Hai sollevato il mio cuore oppresso, - gli disse Shahryar, prendendogli la mano – cosa desideri come ricompensa? Dimmelo e non saprò negarti niente. “No, mio Signore, - rispose Karim – il sorriso sulle vostre labbra è una gioia che mi compensa più di quanto meriti.” “Vieni…”, mormorò allora il Re, invitandolo a sdraiarsi accanto a lui. La bellezza di Karim aveva già smosso qualcosa in lui, la sua vicinanza adesso, il suo tepore e il profumo che gli giungeva dai capelli e dalle vesti, funsero come potenti afrodisiaci, qualora ce ne fosse ancora ...