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La milleduesima notte
Data: 04/04/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
La milleduesima notte il Re Shahryar si stufò. Da troppo andava avanti quella manfrina: ben mille e una notte aveva passato ad ascoltare le chiacchiere di quella furbacchiona di Shahrazad. Bella ragazza, per carità, ottima narratrice, storie affascinanti da far sognare perfino i cammelli, ma quella notte il Re Shahryar aveva bisogno d’altro. “Avverti Shahrazad che stanotte ho voglia di rimanere da solo.”, disse all’eunuco guardiano dell’harem reale, che corse difilato ad eseguire la volontà del Re. Poi fece chiamare il giovane Karim, il bellissimo schiavo circasso, che gli era stato mandato in dono tempo prima dal sultano d’Egitto, come pegno di pace e di amicizia. Karim fece in suo ingresso nella sala e si prosternò sul folto tappeto, toccando la terra con la fronte, come era prescritto davanti al Sovrano, suo Signore. “Alzati, Karim.”, disse il Re, accompagnando le parole con un gesto grazioso della mano. Era un uomo maturo, Shahryar, ma ancora solido, nei suoi cinquant’anni, le chiome appena venate di grigio, libere adesso dal turbante, incorniciavano un volto dai lineamenti marcati, un volto reso ancora più interessante dalla luce vivace dei suoi occhi. Indossava una vestaglia di seta cangiante ed era sdraiato sul letto, appoggiato con la schiena a morbidi cuscini. Shahryar fissò il giovane mentre si rialzava e rimase ad osservarne ammaliato il bel volto ancora imberbe, avvolto da una nuvola di capelli corvini; gli occhi luminosi e intelligenti, le ...
... membra flessuose nell’armonia dei suoi diciotto anni. “Avvicinati”, gli disse. Karim si avvicinò esitante: era la prima volta che si trovava al cospetto del Sublime e non capiva il motivo di quella convocazione notturna. Sapeva che da tempo il Re passava le notti con la bella Shahrazad, ma di lei non c’era traccia nella stanza.; e da quanto si diceva negli alloggi degli schiavi, il Re non amava la presenza maschile nel suo letto. Perché era lì, allora, e che significava quell’aria tenera e compiacente che gli leggeva in volto? “Prendi il liuto, Karim, e cantami una storia.”, gli disse il Sovrano, ma non era un comando, era piuttosto un invito. Karim andò a prendere il liuto, poggiato su una tavola, poi si sedette ai piedi del letto e dopo aver accordato lo strumento con le sue agili dita, iniziò con armoniosissimi accenti: “Nella dolce terra di Haran, c’era un Principe, valente guerriero. Shahzam era il suo nome venerato e temuto. Un giorno un fanciullo fu portato al suo cospetto, figlio del vinto re nemico, e Shahzam a vederlo perse il cuore. Giorno e notte la passione lo tormentava e il desiderio di cogliere quel fiore, né più godeva un momento di riposo. “Fanciullo, - gli diceva – ardo d’amore per te. Dimmi cosa desideri perché possa aspirare ad un tuo bacio.” E il crudele rispose: “Mio Signore, Portami il riflesso della luna il primo giorno della primavera, racchiuso in un’ampolla di cristallo.” E pur segnato ...