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La caccia
Data: 19/02/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Foro_Romano, Fonte: Annunci69
Il piccolo paese era adagiato tra colline coperte di boschi dal verde intenso. Si respirava un’aria pulita, sollievo per i polmoni assuefatti allo smog cittadino. Quella, poi, era una giornata particolarmente bella, limpida, dal cielo di un azzurro meraviglioso. Il gruppo di case era al centro di una riserva e, oltre al turismo mordi-e-fuggi, faceva affidamento ai numerosi cacciatori che vi affluivano nel periodo di apertura della caccia. Quattro mesi che portavano gente allegra che godeva della propria passione (insensibile alla sofferenza degli animali) e che, dopo una battuta venatoria, si riunivano amichevolmente ad ingozzarsi nella trattoria ed a bisbocciare nell’unica osteria del paese. Quell’osteria era gestita da una coppia di quarantenni con un figlio, Alberto, giovane ragazzo simpatico a tutti, grazioso, gentile, dai tratti lievemente femminili forse dovuti all’età. Una folta capigliatura roscia incorniciava il viso lentigginoso su cui spiccavano due bellissimi occhi verdi luminosi, pieni di vitalità. Ogni anno, da quando era nato, assisteva alla calata di tutti quegli uomini vestiti di velluto e feltro, dagli stivali lucidi prima della battuta e infangati dopo. Alcuni anche a cavallo, con i cappelli da Far-West. Ne era stato sempre affascinato. Tutti quegli uomini rudi, virili, dalle voci profonde ed i corpi irsuti, spesso con barbe e baffi folti, non gli avevano mai messo paura ma neanche aveva mai sentito il bisogno di diventare come loro, piuttosto si ...
... era andato pian piano formando in lui il desiderio di essere avvolto dalle loro braccia forti, di essere accarezzato dalle loro mani grandi e dure quanto il cuoio delle loro sacche, di sottostare ai loro desideri più intimi e perversi, di sottomettersi alle loro voglie sadiche, ma senza eccessi, naturalmente. Ovviamente, questo non lo dava a vedere. Teneva tutto dentro di sé, con sofferenza e con la speranza di trovare una ragazza che gli avrebbe fatto dimenticare quei desideri insani, che avrebbe sposato e dalla quale avrebbe avuto almeno due figli. Certamente, questo pio desiderio nasceva dall’essere ancora un adolescente insicuro e ancora con le idee poco chiare su cosa lui era veramente. Se ne sarebbe accorto presto, però. Tra tutti quei cacciatori, ce n’era uno che lo affascinava più di tutti. Cinquantenne, alto, piazzato, due belle spalle larghe, dal viso virile, dal corpo muscoloso degno di essere considerato la perfezione dell’uomo. Inoltre, aveva molto pelo sulle braccia ed altro ne usciva dall’apertura della camicia, che si univa con un folto pizzo bruno che gli incorniciava una bocca che, agli occhi di Alberto, sarebbe stato un sogno poter baciare. Come un segno del destino, Fauno era il suo nome. Con lui aveva stretto un’amicizia particolare, ricambiata dall’uomo, che lo considerava un ragazzo veramente simpatico e un po’ matto. Aveva notato in lui, a volte, qualche gesto o qualche mezza frase buttata là che lo incuriosiva e, forse, gli stimolava uno ...