1. Mio padre, il mostro


    Data: 28/01/2018, Categorie: Incesti Autore: mimma_goose, Fonte: RaccontiMilu

    – – – – – per ricordarci di cosa &egrave veramente l’incesto… – – – – –
    
    Stavo lentamente riprendendo coscienza di me. Ormai sapevo cosa mi stava accadendo. Prima, lentamente ritorna l’udito, e sentivo il suono rauco di un uomo che sta facendo un qualche tipo di sforzo. Poi il senso del tatto, e mi sentivo schiacciare da un corpo pesante che mi opprimeva il petto, impedendomi quasi di respirare. Infine la vista. E allora, quando aprivo gli occhi, vedevo il suo volto. Il volto di mio padre. Mi aveva legato al letto, ancora. Lo aveva fatto quando ero svenuta. Lo faceva sempre. Mi legava mani e piedi ai pilastrini del letto, con le braccia e le gambe spalancate. Così era più facile per lui fare quello che preferiva. Ormai sapevo che aveva quasi terminato di violentarmi per l’ennesima volta. Avevo dimenticato quante volte lo aveva già fatto. Adesso sono perfettamente sveglia e volto lo sguardo dall’altra parte, per non guardare quei suoi bellissimi occhi verdi, socchiusi per il godimento. Solo il suo, però. Io non contavo niente. Ero solo una troia, dopotutto. Lo diceva ogni volta. I suoi occhi erano la parte più bella di mio padre. Penetranti occhi verdi, del colore dei prati in primavera. Lui e la mamma sono separati da tempo. E questo era il suo turno per le vacanze estive. Ero grande a sufficienza per viaggiare da sola e avevo preso il treno per andare da lui. All’arrivo mi aspettava alla stazione. Appena lo vidi gli corsi incontro e lo abbracciai forte. Non era ancora il mostro. Mi ero messa un bel vestitino colorato proprio per lui. Gli volevo ancora bene perciò mi ero fatta bella. Mi ero persino messa un push-up per gonfiare un po’ il seno, per fargli vedere quanto ero cresciuta dall’ultima volta che ci eravamo visti. Beh’ lo aveva apprezzato, dopotutto. Non smise mai di farmi complimenti per tutto il tragitto fino a casa. Abitava in un villino alla periferia del paese, piuttosto isolato. Quando arrivammo, prese la valigia dal baule dell’auto ed entrammo in casa. Appena la porta fu chiusa, si voltò verso di me e all’improvviso mi diede un violento ceffone in viso. ‘ Ti pare il modo di andare in giro? Con questi vestiti sembri una troia! Vai a cambiarti! Subito! E levati anche il trucco! ‘ mi urlò in faccia. Stavo per rispondergli che anche le mie amiche si vestivano così, che me ne diede un altro. ‘ Cosa stai aspettando! Muoviti! Presi la valigia e andai in camera, tenendo una mano sulla guancia dolorante. Mi tolsi il vestitino e mi misi un paio di jeans e una maglietta. Poi andai in bagno a struccarmi. Finito di fare quello che papà mi aveva ordinato, ritornai in soggiorno. Mi scusai e lui emise un grugnito di difficile interpretazione. ‘ Scusami anche tu, tesoro. Non avrei dovuto picchiarti. Mi dispiace. ‘ Fa nulla, papà. Va bene vestita così? ‘ gli chiesi con un sussurro. Emise di nuovo quel grugnito. Visto che era quasi ora di cena, si mise ai fornelli e quando cercai di dargli una mano, mi rispose che non era necessario, che ormai era ...
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