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014 sangue e arena
Data: 04/09/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: CUMCONTROL, Fonte: Annunci69
... altre donne che risero sguaiatamente. La donna prese da terra una mazza di ferro e mi rincorse tra le roulotte e finii con lo strillare anch'io finendo con lei di sembrare come due pazze. Ma nella corsa la donna si piegò dal ridere e se mettiamo da parte la pioggia di bucce, datteri, torsoli e bottiglie di birra vuote tirate da ogni dove, ammetto che poi finii col ridere pure io. Poi una moto mi sfrecciò d'innanzi da schiacciarmi il piede ed io strillai non poco. Emisi un innocente vaffanculo. La moto si fermò, ed un tale, un ceffo, uno scimmione con l'aria scurrile e anche un tantino volgere si voltò guardandomi con disprezzo mentre tra le labbra serrava un mozzicone. Un mio precettore, prima che fossi buttato fuori dall'istituto, mi raccontò che nel mondo c'erano degli uomini poco eruditi, inclini alla violenza cui fregava un niente delle buone maniere, gente a cui non importava un fico secco della misericordia cristiana, del greco antico e della etichetta di classe. Io non gli credetti, ma lui insistette per farmi capire che non tutti al mondo potevano essere dei rampolli di buon casato o essere figli di una famiglia potente. Io non gli credetti neppure quando mi raccontò delle case popolari e ricordo che scoppiai a piangere quando mi parlò delle scuole statali. Ma in quel campo rom capii che aveva ragione. Dopo il mio educato vaffanculo per essermi passato sui piedi Il ceffo mi prese per un orecchio, mi trascinò fino ai bordi del campo e con un calcio ...
... mi buttò giù per i canneti in mezzo ai quali capitombolai fino a finire nell'acqua del fiume. Non è senza piacere finire nel fiume. Le acque basse e fresche conferirono al mio culetto un piacevolissimo refrigerio. Dopo il calcio tirato con modalità assai sgarbate per la verità, il ceffo voltò le spalle e scomparve dalla sommità dell'argine. A parte il fondo melmoso e lo sgattaiolare di ratti grossi come cinghiali, mi adagiai a fare il morto, a nuotare a rana dolcemente, divertendomi con brio nell'emettere scorreggine d'aria nell'acqua, tanto ne avevo in corpo, perché è difficile non trattenerla nel viscere dopo uno stupro etnico della sera prima. Si, stavo proprio un gran bene. Va bene, ero stato ripudiato dalla famiglia e cacciato dall'istituto ma stavo scoprendo il mondo senza legacci affettivi o crucci di sorta. Ero libero. Si, libero. Nuotai fino al piccolo promontorio della discarica di residuati edili, carcasse d'auto incendiate ed elettrodomestici scassati, poi vi salii in punta e se solo avessi avuto un pacchetto di crackers integrali o di riso, li avrei mozzicati a piccoli tocchi e con l'indice all'insù. La finezza insomma. Mi accovacciai sul promontorio di calcinacci. Guardai placida l'infinito dell’argine opposto fatto di cemento armato. Guardavo tra le ciocche bagnate dei miei capelli, di tanto in tanto me ne portavo qualcuna dietro all’orecchio, come avevo visto fare anni a dietro da certe ciccione contemplatrici, sedute, solitarie ...