-
Frate martino - 7
Data: 14/08/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: adad, Fonte: Annunci69
... Wolfango, che sentiva giorno dopo giorno di non poterne più fare a meno. Anche perché ad ogni incontro, il valletto riusciva ad escogitare qualche nuova delizia, che lo mandava in estasi. Una sera, erano nudi sul letto, ancora frementi ed abbracciati, dopo l’amore. “Chi l’avrebbe immaginato?”, disse ad un tratto Wolfango. “Cosa?” “Che ti avrei ritrovato dopo tanto tempo e sarebbe successo tutto questo.” “Vi ho pensato spesso.”, mormorò Martino- “Anch’io… così tanto… Ricordi nel fienile?...” “Ricordo la prima volta che vi ho visto con Alterio.” “Ricordi come ce l’aveva grosso?” “Più grosso del mio?”, fece Martino, scherzando e mostrandogli il suo organo nuovamente eretto. Wolfango lo guardò. “Sì, - rispose, fingendo un’aria seriosa – ma il tuo è più bello…”, e lo sfiorò con la punta delle dita. Martino fremette di rinnovato desiderio. “Vi piace?” “Sì”, rispose languidamente Wolfango. Un pensiero improvviso gli attraversò la mente: “Dimostratemelo, allora.” “Come?” “Baciatelo…” “Cosa?” “Sì, baciatelo, come baciate le mie labbra…” “Ma non si fa…” “Perché? È lo strumento che ci dà piacere, perché non dovremmo baciarlo? Io bacio il vostro…”, e presogli in mano l’uccello semi duro, lo baciò sulla punta sbavata. “Visto? - fece ad uno schifato Wolfango – Su, provate voi, adesso.” E tanto insistette, che alla fine, sia pure con estrema renitenza, Wolfango accostò il volto al cazzo spasmodicamente teso di ...
... Martino. Arricciò il naso all’odore insolito e pungente, poi prese un lungo respiro e sfiorò la punta con le labbra. “Non vale. – disse Martino – non vi ho nemmeno sentito! Adesso vi faccio vedere come si fa.”, e capovoltatosi a sessantanove, si portò con le labbra all’altezza del pisellone, lo scappellò e avvolse il glande con la lingua, lappandone il sugo. Wolfango lo fissava esterrefatto: bisogna dire che il rapporto orale non era molto comune a quei tempi, per ovvi motivi igienici. “Su, - lo esortò Martino, sorridendo – fate come me.”, e tornò a sorbettare con passione l’uccello ormai turgido del suo signore. C’è da dire che dopo quello di Al-Nadir non aveva avuto modo di gustarne altri e ne sentiva la mancanza. Wolfango esitò a lungo, poi sembrò raccogliere tutto il suo coraggio, si piegò sul cazzo dell’amico, spalancò la bocca e ne ingoiò la cappella, ma stando ben attento a non toccarla. Rimase un po’ così, poi lentamente strinse le labbra, avvolgendole attorno alla corona. La ripugnanza , però, ebbe la meglio e se lo tolse rapidamente di bocca, pur continuando a stringerlo nella mano, mentre Martino, incurante ormai di tutto, continuava a succhiare il suo e a gustarne golosamente lo spurgo salmastro. Wolfango era chiaramente combattuto dal desiderio di provare, di non essere da meno del suo valletto, e dal disgusto che gli suggeriva l’idea di prendere in bocca l’organo del piscio. Alla fine per sua fortuna fu il piacere che lo travolse a toglierlo ...