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Ritorno al noccioleto - parte 2
Data: 07/04/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: LuogoCaldo, Fonte: Annunci69
... affatto”. “Ciao …”. Risposi freddamente. Zio Gaetano era visibilmente incuriosito. “Tutto bene ragazzi?” “Si tutto bene” risposi seccamente “Mettiamoci a lavorare che si è fatto tardi”. Lo sforzo fisico mi aiutò a mantenere lucidità. Quella mattina, mentre lavoravo, rimuginai a lungo sul passato, interrogandomi sulle ragioni avevano indotto Alfonso a sfogare la sua rabbia su di me e su quelle che avevano indotto ME a subire i suoi assalti senza reagire. Fu un esercizio utile e alla fine giunsi alla conclusione che, con molta probabilità, entrambi avevamo recitato una parte, fingendo di essere qualcuno che, in realtà, non eravamo. Il ruolo della vittima e del carnefice conveniva ad entrambi. Proteggeva entrambi. Così, mentre prendevo consapevolezza della mia stessa storia, l’attività al noccioleto si trasformò in una operazione meccanica e, dentro di me, mi ritrovai a scuola, a rivivere l’esperienza che, per tanto tempo, mi aveva turbato. Alfonso mi strattonava con forza lungo il corridoio, facendomi cadere ad ogni piè sospinto. Mi spingeva verso i servizi, mentre il resto della classe guardava divertita. “Ti piace il cazzo, frocio? Dì la verità che ti piace, checca. Dillo!” continuava a ripetere. Quando varcammo l’uscio del bagno quell’animale chiuse la porta dietro di sé e, con rabbia immotivata, mi tirò per i capelli e mi appiattì la guancia contro il muro, premendo il gomito sulla mia faccia per immobilizzarmi. “Devi dire che ti ...
... piace il cazzo, troia. Devi dirlo.” Continuava ad urlare, assestando forti ginocchiate alle mie gambe. Ero paralizzato. Non riuscivo a proferire parola. Non riuscivo a reagire. D’un tratto, mentre il suo respiro si faceva pesante, le ginocchia si fermarono. Sentii le cosce di Alfonso sbattere contro le mie, il suo ventre pieno aderire completamente alla mia schiena. Non capivo cosa stesse accadendo. La violenza aveva assunto una forma nuova. Una forma che stavo cominciando a gradire. Il corpo imponente di quel maschio si abbatteva contro il mio e il suo bacino strusciava freneticamente sulle mie natiche, dal basso verso l’alto. Il cazzo enorme, fino a quel momento costretto dentro le mutande, riuscì a liberarsi e con prepotenza puntò il mio buco del culo, ostacolato solo dal tessuto della tuta. Lo sentivo premere imperioso e, nel mio intimo, desideravo ardentemente che riuscisse a perforare la stoffa sottile che ci separava e che si piantasse nelle mie viscere. Mi sentivo quasi soffocare quando, d’un tratto, quel toro distolse il gomito dal mio volto e, con una sola mano, da dietro, mi afferrò per la gola. I colpi si fecero via via più decisi e il fiato divenne progressivamente più corto, fino a quando non sentii le sue labbra avvicinarsi al mio orecchio e sussurrare dentro di me, con tono sempre più rotto, “puttana, sei una puttana …. put - ta – naaa”. Lui rimase lì, immobile in quella posizione, per alcuni secondi. “Se lo dici a qualcuno ti ...