1. Ritorno al noccioleto - parte 2


    Data: 07/04/2021, Categorie: Gay / Bisex Autore: LuogoCaldo, Fonte: Annunci69

    Alle cinque del mattino ero pronto davanti al portone.
    
    L’auto di zio Gaetano arrivò puntuale e la prima cosa che notai è che era solo.
    
    “Dov’è la zia?” chiesi.
    
    “Non sta bene. Probabilmente non verrà per tutta la settimana. Ma non hai freddo con quelle gambe di fuori?”
    
    La sua mano ruvida afferrò l’interno coscia e vi rimase per dei secondi che a me parvero un’eternità. “Sei gelido, è troppo presto per vestirti così”.
    
    “Tra poco farà caldo” risposi. Il cuore mi batteva fortissimo. Era un anno che aspettavo che quella mano si posasse tra le mie gambe.
    
    “Come va in città? Sei sparito.”
    
    “Ho avuto molto da fare. Sai, lo studio, l’università …” cercai di ricompormi.
    
    “Studi troppo, dovresti uscire di più, frequentare qualcuno …”. “Ma lo faccio” risposi.
    
    “Ah si, e chi frequenti?” mi fissò incuriosito. “Molta più gente di quella che immagini” dissi laconico.
    
    “Ah, ti sei fatto pure i segreti. Scendi va, cammina che oggi ti faccio lavorare”.
    
    Il noccioleto era rimasto esattamente come lo ricordavo.
    
    Le file ordinate di alberi, il capanno, il trattore parcheggiato accanto al cancello d’ingresso.
    
    Era come se il tempo si fosse fermato all’estate scorsa.
    
    Zia Marzia, però, non c’era.
    
    Sapevo che quella circostanza non avrebbe rappresentato, per me, un vantaggio.
    
    Zio Gaetano era irrimediabilmente eterosessuale.
    
    Il corpo della sua donna lo trasformava nel demonio che da mesi agitava il mio sonno.
    
    La disperazione con cui lo avevo visto ...
    ... abbattersi dentro la fica di lei dimostrava che, per la sua soddisfazione, quell’orifizio non era sostituibile.
    
    Eppure, in cuor mio, speravo che quel maschio, per qualche ragione, potesse prima o poi guardarmi con gli occhi famelici con cui mi guardavano gli uomini della città e che, in un momento di rivelazione, potesse accorgersi che i calzoni che stavo indossando quella mattina erano gli stessi attraverso i quali il suo respiro era strisciato tra le mie gambe un anno fa, trasformandomi per sempre.
    
    “Buongiorno don Gaetano” una voce maschile interruppe le mie riflessioni.
    
    Un ragazzo alto sbucò da dietro il capanno, avvicinandosi lentamente verso di noi.
    
    Notai subito la corporatura imponente e le cosce grosse fasciate dal tessuto aderente dei jeans.
    
    Il pacco gigantesco era volutamente ostentato.
    
    Non capii subito il pericolo che stavo correndo. Poi, all’improvviso, trasecolai.
    
    Il viso olivastro che già conoscevo mi fissava spavaldo e, su quello, un ghigno divertito incorniciava una fila di denti bianchissimi.
    
    “Lui è Alfonso” disse distrattamente lo zio “Quest’anno ci darà una mano a raccogliere le nocciole”.
    
    Mi sentii letteralmente mancare la terra sotto i piedi.
    
    Alfonso era uno dei miei compagni del liceo.
    
    Il ragazzo che molte volte mi aveva schernito, gettato in terra ed irriso davanti a tutta la classe era ora dinanzi a me, nel luogo in cui, per anni, ero venuto a nascondermi da lui.
    
    “Ciao Paolo”. Mi disse mellifluo. “Non sei cambiato ...
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