1. Il tormento di un padre (il berretto di mio figlio)


    Data: 20/01/2018, Categorie: Gay / Bisex Autore: LuogoCaldo, Fonte: Annunci69

    Chiamai a casa per avvertire che non sarei rientrato.
    
    La voce di Annibale rispose dopo pochi squilli. “Pronto”.
    
    “Ehi sono papà, tutto bene? Ti ho chiamato anche sul cellulare prima”.
    
    “Si pà, stavo studiando. L’ho silenziato … Che è?”
    
    “Niente … Niente! Volevo solo dirti che stasera faccio tardi, non mi aspettare per cena. Ne ho ancora per molto in ufficio”. Mentii. “In frigo c’è tutto comunque … o se vuoi ti puoi ordinare una pizza”.
    
    Il ragazzo non sembrò manifestare troppo interesse.
    
    “Ah ok … vabbè mò vedo, mangio e vado a letto … domani a scuola c’è la verifica …”.
    
    “Ah giusto … studia allora che …”
    
    “Che palleeeee … Lo so, lo so ciao”.
    
    E mi attaccò il telefono in faccia.
    
    Trascorsi la serata nel bar sotto casa.
    
    Tracannai una birra dietro l’altra e rientrai che era notte fonda.
    
    Annibale dormiva da un pezzo e l’appartamento era avvolto in un involucro di tenebra.
    
    Mi trascinai esausto sul divano e provai a chiudere le palpebre mentre la stanza iniziava a ruotare intorno a me.
    
    “Ho bevuto troppo, cazzo!” Mi dissi.
    
    Rivolsi lo sguardo nella direzione del corridoio e improvvisamente la scena alla quale avevo assistito quel pomeriggio mi si ripresentò dinanzi agli occhi.
    
    Mio figlio era a pecora sul suo letto.
    
    La sua rosetta incastonata tra le natiche tornite pulsava come una pianta carnivora e il bastone di Alessandro vi scompariva dentro, teso come una trave d’acciaio.
    
    Ero succube dei fumi dell’alcol e questa volta, a differenza di ...
    ... quanto era accaduto poche ore prima, non provavo alcun senso di imbarazzo.
    
    Mi sentivo anzi inaspettatamente curioso e provavo quasi invidia per la generosità con cui il mio bambino, che da anni sfuggiva i miei abbracci, si concedeva a quell’estraneo.
    
    Prima che riuscissi ad accorgermi di ciò che stava accadendo, realizzai che il cazzo mi s’era intostato nelle mutande.
    
    Ebbi paura della mia reazione e cercai di allontanare quel pensiero immondo.
    
    Avviai il lettore DVD e provai a concentrarmi sulla performance di due tettone cavalcate da uno stallone di colore.
    
    Tuttavia, quel diversivo non sortì il risultato sperato.
    
    Le parole di Annibale mi rimbombavano nelle orecchie. “Ti prego, non uscire … ingravidami … ingravidami come hai fatto con tua moglie… Mmmm … mmmm …”
    
    Mi abbassai i pantaloni e lasciai che la mazza svettasse imperiosa.
    
    Non ero mai stato così eccitato e, allo stesso tempo, così spaventato.
    
    Brandivo nella mano quei venti centimetri di ferro e, in preda al tormento, continuavo a fissare il corridoio, sbavando come una belva affamata.
    
    Quel culo, il culo di mio figlio, era a pochi metri dal mio uccello.
    
    Avrei potuto prendermelo quella notte stessa.
    
    Ormai sapevo che Annibale non si sarebbe sottratto.
    
    “Ti faresti scopare da tuo padre? Eh? …!” Gli aveva chiesto Alessandro.
    
    “Si …”. Aveva risposto lui. “Si … mi farei scopare … mi farei scopare”.
    
    Ma era davvero così?
    
    Il mio bambino mi avrebbe veramente lasciato affondare la minchia ...
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