1. La dolce sorellina Elena


    Data: 15/04/2019, Categorie: Hardcore, Tabù Prime Esperienze Autore: Andy88xy, Fonte: xHamster

    ... gentile e calda che provava a scappellarlo. Ormai era dritto, grosso e duro. Quella prima volta avrei già voluto penetrarla ma lei me lo impedì. Ogni tiro del cazzo mandava la punta del glande a sbattere contro la coscia esterna, la calda pancia, le grandi labbra, la peluria, di nuovo la coscia e l’ombelico. Continuando a tirarmelo, si voltò, e mi fece strusciare la cappella viola nell’incavo delle chiappe fino a sfregarle l’ano tiepido e asciutto più volte. Si rivoltò, mi leccò la guancia tre volte, e dalle mie palle partì l’impulso che mi fece venire sul suo corpo di fresca non ancora ventenne. Le schizzai abbondante la coscia ed il basso ventre. Lei se lo spalmò tutto addosso. Il gatto, ignaro ed incurante di quei due maiali in casa con lui, aveva continuato a mangiare. Elena ormai seminuda andò in bagno a lavarsi. Io mi rimisi l’uccello nelle mutande e scesi dabbasso. A nostra madre dissi che Elena era rimasta su a pulire la ciotola del gatto e doveva pure cambiargli l’acqua. Il magistrato padrone di Remo sarebbe tornato non prima del 2 settembre e così avemmo altre occasioni di sborrare nei pavimenti in quella casa che poi mia sorella ripuliva. Se non ricordo male otto giorni dopo convinsi Elena perché accettasse un 69 o quantomeno una “leccata di scambio” alla sua fica e lei al mio cazzo. Lo facemmo di gusto quel quasi 69 stesi nel bagno del vicino ma lei non se la sentiva ancora di prendermelo in bocca per intero; me lo spippò e baciò ma niente palato o lingua ...
    ... piena da parte sua oltreché niente penetrazione in fica. Forse ma potrei aver sognato la punta della lingua sul prepuzio dopo avermelo scappellato. Lei mi bagnò tutto il viso con la sua piccola passera inzuppata dalla mia lingua aratro; io in dieci minuti le sborrai su guance e collo. Non prese il mio sperma sulla lingua. Aveva paura che il sapore non le piacesse. Finimmo soddisfatti e lei dopo aver lavato le mattonelle dal nostro sudore mi mandò via e mi disse che avremmo dovuto essere più guardinghi da quel momento in poi. La prima cosa da fare era impedire che i nostri genitori sospettassero qualcosa. Proposi di metterci d’accordo. Ogni volta che uno di noi riteneva possibile andare nell’appartamento del magistrato (quello di sopra) con lui assente (era ovvio) faceva cadere senza muoversi da un mobile o dal letto (che però vedemmo presto che cigolava; scartato!) tre biglie di vetro; di questi rumori eventualmente si poteva tranquillamente dare la colpa al gatto Remo. Il segnale voleva dire “sono qui ti aspetto entro un’ora”. Bisognava solo far finta di uscire poi ritornare segretamente a passo felpato ed a piedi scalzi (vietatissimo usare l’ascensore e le scarpe che sui gradini si sentono). Io o Elena recitavamo a turno rispettivamente la parte di quelli che escono o vanno a dar da mangiare al gatto prima di uscire. Dapprima solo durante le ferie del signor giudice; poi tutte le volte in cui era assente. Depravato non era il nostro sesso che ci concedevamo con gentilezza, e ...
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