1. Io e Adrián


    Data: 07/12/2022, Categorie: Tradimenti Autore: Cecy, Fonte: EroticiRacconti

    Non mi sarei mai abituata a quel freddo umido. Ai lati della strada i ciuffetti d'erba brinati mi fanno agognare il clima mite e l'inverno tiepido di casa mia. Mi stringo di più nella sciarpa morbida.
    
    Scatta il verde, prendo fiato e ricomincio lo slalom, a passo svelto, tra le strade del centro trafficato.
    
    Sono in ritardo. Naturalmente.
    
    Zainetto in spalla, passeggino in una mano, l'altra a frugare nelle tasche del cappotto in cerca delle chiavi della macchina.
    
    Per non farmi mancare nulla il telefono vibra senza sosta, lo tiro rapidamente fuori e do una sbirciata al display: Mamma.
    
    Lo ricaccio nella tasca, alzo gli occhi al cielo, devo rispondere. È la decima chiamata e sono appena le otto, se la faccio aspettare troppo inizierà a tormentare Massimo.
    
    Mi fermo giusto il tempo di mettere alla bene e meglio un auricolare aggrovigliato e la richiamo per tranquillizzarla. Dopo essersi assicurata che va tutto bene, si lancia con entusiasmo a parlarmi della fioritura delle camelie e di un panciuto pettirosso a cui lascia le briciole sul davanzale.
    
    Mia madre è fatta così, ha raggiunto un equilibrio che invidio e la sua quotidianità è fatta di piccole gioie semplici. Mi manca. È un'altra di quelle cose a cui non mi abituerò mai.
    
    Giunta in prossimità della vettura sblocco le portiere, richiudo il passeggino e, dopo aver riposto tutto maldestramente nel baule, monto in auto.
    
    Odio guidare e odio il traffico. Motivo per cui mio marito ha scelto con cura un'auto super accessoriata, completa di sistemi di assistenza alla guida e gabbia di sicurezza se mai dovessi schiantarmi. Cosa alquanto improbabile, considerando la mia velocità abituale. Rido.
    
    Accendo il riscaldamento e parto. Il calore che si diffonde nell'abitacolo mi avvolge. Durante il tragitto organizzo mentalmente la giornata mentre ascolto, distratta, le notizie alla radio.
    
    Quando finalmente spengo il motore mi concedo di sprofondare un attimo nel sedile, ce l'abbiamo fatta anche stamattina!
    
    Prendo la borsa enorme al lato passeggero, ci pesco dentro il burro cacao. Ne stendo una quantità generosa sulle labbra e ne traggo un sollievo immediato.
    
    Controllo l'orologio, devo proprio darmi una mossa.
    
    Arrivo in laboratorio trafelata, è vuoto ma le luci sono già accese. Accatasto tutte le borse sulla scrivania, levo la sciarpa e il cappotto e imbocco il camice. Velocemente tiro indietro i capelli in una bionda treccia morbida che ricade sulle spalle.
    
    Do un'occhiata ai timer. Ho il tempo di rifocillarmi prima di verificare che i miei enzimi abbiano fatto il loro dovere.
    
    Mi avvio verso il bar, al piano di sotto, bevo un caffè amaro e ordino un macchiato e un croissant da portare via.
    
    Quando risalgo su trovo il mio nuovo collega già a lavoro.
    
    Appena mi vede entrare sfodera il suo miglior sorriso e, beffardo, inizia a punzecchiarmi per via del caos sulla scrivania. Non gli da seriamente fastidio, ma gode nel torturarmi.
    
    Però stavolta gioco d'anticipo, ...
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