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Ora per allora
Data: 22/09/2022, Categorie: Gay / Bisex Autore: Cafardeux, Fonte: Annunci69
Avevo da poco terminato una lezione di neurologia. Viale dell'Università, Viale Ippocrate, Piazzale delle Province, Via della Lega Lombarda fino alla Stazione Tiburtina le avevo percorse in un turbinio di pensieri senza rendermene conto. L'aria della tarda primavera mi accarezzava la pelle e i rumori della metropoli erano l'unico sottofondo alle mie elucubrazioni. Al terminal degli autobus destinati alla volta della remota provincia , come d'abitudine, mi recai alle toilette dello snodo ferroviario. Uscitone, essendo in congruo anticipo rispetto agli orari delle partenze, mi sedetti sul muretto della scalinata che adduceva alla stazione dei convogli della metropolitana. Osservavo il va e vieni delle persone, il traffico caotico di autoveicoli ad autobus sul piazzale antistante la Stazione Tiburtina, gli storni che colonizzavano gli alberi dello scalo, i palazzi del quartieri che, baciati da un timido sole, assumevano tonalità chiare e riposanti per gli occhi di chi li osservava. Ero inebriato, quasi dopato, dall'essenza della capitale che per me, provinciale dalla nascita, rappresentava l'evasione dalla vita sobria e controllata della piccola città rurale. Avevo con me il libro di Neurologia ma non avevo la benché minima voglia di utilizzare quel tempo morto per ripercorrere le complicate vie piramidali ed extrapiramidali per perdermi poi in un mare di sinapsi occupate in quel momento da uno stato di nirvana che mi rendeva un tutt'uno con la natura fisica ...
... e quella antropica di Roma capitale. Fu solo quando mi chiedesti "Sei uno studente della facoltà di Medicina?" che mi resi conto che forse era da lungo tempo che mi stavi osservando. Mi avevi fatto tornare alla realtà dalla quale, in quel tempo, vieppiù cercavo di allontanarmi. Ti squadrai rapidissimamente. Pelle scura, capelli neri molto mossi, occhi castano scuro, sguardo vivido, profondo, penetrante. Eri molto meno alto di me ma più carenato. Giacca e cravatta ti distanziavano mille anni luce da me in jeans larghi e camicia a quadri vistosi sulle tonalità del rosso e del verde. Le mie "Cult" non erano certo all'altezza dei tuoi mocassini neri, spendenti ed assai eleganti. Io già avevo l'orecchino sul lobo del padiglione dell'orecchio di sinistra e una coda di capelli lunghi fino alle spalle arruffatissimi. Mi incuriosivi e mi avevi attratto. I tuoi modi gentili ma maschili, la tua voce suadente erano stati un laissez-passer per il mio cuore che era in preda ad una tachicardia emotiva senza pari. Mi dicesti che eri un medico, che Neurologia era un esame molto importante nel nostro corso di Laurea, che conoscevi diversi docenti che insegnavano nelle due cattedre di quell'ateneo e che , semmai ne avessi avuto bisogno ti saresti prodigato per aiutarmi. Parlammo poi di mille altre cose e ne fui talmente preso che decisi di rimandare la partenza all'ultima corsa diretta alla mia città. Cercai una cabina telefonica e chiamai i miei genitori per avvertirli ...